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7 FEBBRAIO 2001
Non é solo la mucca, pazza

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La storia della mucca pazza sta mettendo in ginocchio il settore dell’allevamento zootecnico e, di conseguenza, tutta la filiera del settore, dai macelli, ai macellai, per il grande calo delle vendite di carni bovine.
Purtroppo la psicosi, ampliata a dismisura dai media, ha coinvolto gran parte della popolazione che vede un pericolo sicuro nel mangiare carne.
C’é troppa demagogia in questa vicenda, quasi la manifestazione di interessi, da parte di qualcuno, di criminalizzare un settore importante della nostra economia.

La bistecca viene guardata con sospetto, come se fosse una polpetta avvelenata pronta ad attentare alla nostra salute.
Eppure in vent’anni, questa malattia della mucca pazza, che ancora non si conosce bene da che cosa provenga e come si trasmetta all’uomo, é stata la causa di soli 83 morti in Inghilterra; in Italia, per fortuna, non c’é stato nessun caso della terribile malattia, anche se pare che qualcuno si aspetti una notizia del genere: pensate ai titoli cubitali sui giornali, alle migliaia di copie vendute in più!
Se pensiamo a quanti morti ogni giorno sono sicuramente provocati dal fumo senza che questo pericolo venga amplificato dai media, non possiamo non pensare che c’é qualche interesse - o semplice irresponsabilità - nel modo di informare la gente.
Vediamo intervistate persone che dichiarano di non voler mangiare più carne per paura del morbo, mentre tiene la sigaretta accesa: il massimo della contraddizione!

Ha paura di mangiare carne bovina anche chi abitualmente compra dall’ambulante lungo la strada verdura e frutta esposte tutto il giorno agli scarichi dei motori, alla polvere ed agli inquinanti di ogni tipo!
Si rifiuta di cucinare la bistecca la mamma preoccupata della salute dei propri figli, mentre somministra loro a colazione merendine industriali infarcite di prodotti chimici e conservanti dalle conseguenze sconosciute nel tempo, ma sicuramente idonee a disabituare questi ragazzi ad un mangiare sano e naturale, oltre che esporli ad obesità infantili.
C’é un ministro dell’agricoltura che dovrebbe tutelare gli interessi del mondo agricolo e che non fa che aumentare i dubbi e le ambiguità dicendo che anche sul latte non ci metterebbe la mano sul fuoco. Dall’altra parte, mentre scriviamo, c’é un ministro della sanità che vorrebbe vietare indiscriminatamente tutte le costate, perché troppo vicine al midollo spinale, quando é accertato che il pericolo viene dalle vacche da latte a fine carriera e non da bestie giovani.

E che c’entra con questi divieti indiscriminati il bestiame allevato allo stato brado nutrito solo con prodotti naturali? Anche le loro carni devono essere bandite dalle nostre tavole? Negli ultimi vent’anni quante persone hanno mangiato abitualmente cervella fritte, interiora, animelle, senza che nessuno si sia sentito male?
Mentre all’inizio della vicenda dell’allevamento del bresciano ogni telegiornale faceva a gara ad enfatizzare il pericolo, sono poi arrivati i comunicati più ragionevoli; ed ecco che assistiamo ad interviste, dibattiti, comunicati rassicuranti. La gente non sa più a chi credere; la confusione e la crisi del settore aumentano di pari passo.
Ricordiamo tutti le vicende del vino al metanolo, quando per colpa di pochi irresponsabili rimase coinvolto tutto un comparto costituito di gente seria e, soprattutto, di prodotti genuini.
Eppure le notizie venivano talmente enfatizzate che tutti ne rimasero terrorizzati. Basta pensare a come vengono elencati i titoli nei TG: anche le condizioni del tempo sembrano annunci di eventi catastrofici!
Siamo un popolo di creduloni e troppo suggestionabili. Il fatto che “l’hanno detto in televisione” ci condiziona al punto che non siamo più in grado di ragionare con la nostra testa.

Ma d’altronde cosa dobbiamo aspettarci da un popolo dove la maggioranza crede che il “Grande Fratello” sia stata una trasmissione spontanea e non una imponente fiction con tanto di copione, regista ed attori esordienti alle prime armi?
Come può avere capacità di critica un popolo dove 10 milioni dei suoi abitanti, (quasi il 20%!) assiste ad una trasmissione dove uno di quegli attori esordienti viene considerato un simbolo solo per aver finto di aver avuto rapporti davanti alle telecamere con una sua coinquilina?
Cari consumatori, non fatevi influenzare anche voi da simili sciocchezze, usate il cervello e continuate a servirvi dal vostro macellaio di fiducia, tanto più che mai come ora le carni che vengono vendute sono così controllate!

Romano Satolli
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