TURISMO

L'isola di Mal di Ventre

Al largo delle coste oristanesi si erge un lembo di terra a cui gli antichi avevano dato un nome poco rassicurante "Malu Entu".

di Giangi Chiesura


Rocce uniche, lavorate dal vento e dalla forza del mare, immerse in un mare cristallino e trasparente. Un oasi ambientale di rara bellezza, con nuraghi ed antiche testimonianze, messa però sempre più in pericolo da visitatori poco accorti ed incivili.

img Lo strano nome di quest'Isola, sembra sia dovuto ad una superficiale traduzione dei cartografi piemontesi del nome "Malu Entu" (vento cattivo) in Mal di Ventre. L'Isola è situata in prossimità della costa occidentale della Sardegna, a circa 4 miglia e mezzo dal promontorio di Capo Mannu, in provincia di Oristano. La sua estensione supera di poco il chilometro quadrato. Il punto più alto, dove si trova il faro, è di circa 18 metri. L'Isola è costituita prevalentemente da granito a grossi feldspati ricoperto da detrito granitico e suolo steppico. Molteplici sono le testimonianze delle antiche civiltà presenti nell'Isola. Le tracce più antiche ci conducono ai primi insediamenti di tipo neolitico. Ne sono la prova alcuni resti di costruzioni ed alcuni frammenti di ossidiana lavorata. Un'ulteriore testimonianza è data anche dal rinvenimento di pietre verdi dette anche "ofioriti", in alcune spiagge dell'Isola e nei villaggi preistorici dell'oristanese. Più evidenti invece le testimonianze di epoca nuragica.

I resti di due nuraghi, uniti tra loro da un corridoio di grandi massi granitici, si possono facilmente osservare nella parte orientale dell'Isola su un piccolo promontorio che si affaccia nell'incantevole insenatura della Cala dei Pastori.

img Molto interessanti si sono rivelati i frammenti di ceramica. Questi ultimi, dopo un attento esame effettuato sui componenti delle argille, risultano composti da materiali rinvenibili solo nell'Isola. Elementi che indicano, pertanto, una attività lavorativa in epoca nuragica. Testimonianze di civiltà punico-romana ci vengono dal generale Alberto Lamarmora che rimase molto colpito da quest'Isola meravigliosa e scrisse nei suoi "Itinerari": << Al tempo dei romani l'Isola era abitata, perché vi si trovano rottami di antichi edifizi ed una fontana con residui di un fabbrico >>.

La fontana è forse qualcuno dei pozzi che fino a poco tempo fa venivano utilizzati dai pastori che all'inizio dell'anno trasportano le loro greggi di pecore sull'Isola con le barche dei pescatori per rimanerci poi fino a Pasqua. Lo studioso Raimondo Zucca ci parla, in una sua recente pubblicazione, di un insediamento alto-medioevale nel retroterra centro orientale dell'Isola.

img È probabile che questo insediamento avesse come fine quello monastico. Numerose testimonianze arrivano anche dai diversi relitti che giacciono nei fondali dell'Isola. L'ultimo importante ritrovamento riguarda una nave da trasporto romana naufragata nel 50-60 a.C., lunga poco più di 36 metri. La nave trasportava un carico di lingotti di piombo imbarcati nel porto iberico di Nuova Cartago e diretti probabilmente a Roma. Purtroppo tra tante vestigia si sono aggiunti altri ricordi, sicuramente meno nobili. Infatti, con il turismo di massa e con la cosiddetta "civiltà", le nuove testimonianze sono rappresentate dai numerosi sacchetti di rifiuti ed altre porcherie che i soliti incivili, travestiti da turisti, lasciano sull'Isola, dopo aver goduto delle sue bellezze, quale incondizionato ricordo della loro presenza.

img L'isola presenta due zone morfologicamente opposte, ma entrambe affascinanti. La prima, esposta a nord-ovest e quindi alle mareggiate con venti di maestrale e ponente, si presenta con un paesaggio aspro e selvaggio, fatto di scogliere granitiche scolpite dal vento e dalla forza del mare. La seconda invece, esposta a sud-est, offre al visitatore le sue incantevoli insenature incorniciate da spiagge formate in prevalenza da minuscole sfere di candido quarzo. Grazie ai fondali in prevalenza granitici, l'acqua intorno all'Isola ha un colore ed una trasparenza unica. La vegetazione dell'Isola è quella tipica della macchia mediterranea, molto rada e bassa a causa del forte vento. Prevalenza di lentisco, cisto, assenzio con tamerici ed in prossimità delle zone umide numerose erbe saline. Presente, anche se con pochi esemplari, la palma nana.

img Nel periodo estivo, gran parte dell'Isola è ricoperta di aglio selvatico e soffici prati di Phleum Pratense (code di topo), ed in prossimità delle spiagge di profumati gigli di sabbia. La fauna dell'Isola è molto varia. I padroni dell'Isola sono sicuramente i gabbiani comuni che a centinaia, soprattutto in primavera si radunano per deporvi le uova. Più rari i gabbiani corsi che con i cormorani, le berte, i cavalieri d'Italia, gli aironi cenerini, i merghi e le procellarie, completano la ricca avifauna dell'Isola. Con un po' di fortuna, si possono incontrare conigli e tartarughe, mentre con molta sfortuna si può anche incontrare la "Malmignatta", un pericoloso ragno chiamato anche "vedova nera". Il biglietto da visita più affascinante di quest'Isola resta comunque il suo mare, trasparente come pochi e con un fondale ricco di colori e di vita. L'isola di Mal di Ventre è stata inserita nell'istituendo parco del "Sinis-Montiferru" in base ad una legge regionale varata nel 1989.

img Per il momento comunque resta tutto ancora sulla carta in quanto l'iter burocratico viene bloccato o rallentato dall'opposizione di alcune amministrazioni comunali. Per la salvaguardia di un simile patrimonio naturalistico e per uno sviluppo turistico controllato, sarebbe auspicabile una maggiore sensibilità ed impegno da parte di chi, sta invece cercando di rallentare il progetto.

Chi volesse visitare l'Isola di Mal di Ventre, può rivolgersi a:

Organizzazione Naturavventura
via Frescobaldi n.4
09170 Oristano tel.0783/52197



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