Il paesaggio è lunare. Se non fosse per il mare, parrebbe un deserto di pietra e di sabbia: gigantesche colonne di roccia, grigia e ruggine, in bilico sull'azzurro; merletti di roccia, fragili e quasi inconsistenti. Roccia che sembra viva, lingue di fuoco consolidato ormai in disfacimento che si accendono al rosso del tramonto. Inquietante nelle forme e nei colori, il paesaggio della costa occidentale dell'Isola di San Pietro si ravviva e si addolcisce negli aromi e nelle tinte della macchia mediterranea, nei voli dei falchi su un mare cristallino.
A volte è tempesta. Allora il mare e il vento si abbattono con inaudita violenza sulla scogliera. E i falchi sono lassù, a pochi metri dalle frastagliate cornici di roccia vulcanica: si oppongono al maestrale sferzante restando sospesi per aria, quasi immobili, le penne della coda sollevate e le ali parzialmente raccolte, ad opporre una minima resistenza al vento. Ondeggiano di lato, si abbassano e tornano verso l'alto, senza un battito d'ala, lasciando scorrere l'aria sul piumaggio lucente.
Non conoscevo bene il falco della regina. Per due estati ho potuto ammirarlo qui, in quest'isola della Sardegna sud-occidentale, dove è presente una consistente colonia di questa specie rara e minacciata. Il falco della regina, o falco di Eleonora (così denominato in onore della giudicessa Eleonora d'Arborea), è un piccolo ed elegante falco che vive in comunità comprendenti fino a circa 150 individui. In primavera, dopo aver lasciato le zone di svernamento (Madagascar e altre isole dell'Oceano Indiano), giunge nel Mediterraneo per la riproduzione. Un viaggio di migliaia di chilometri che ha come meta gli ormai consolidati siti di nidificazione, costituiti da falesie costiere di piccole e grandi isole. L'insediamento delle colonie e la deposizione delle uova avvengono quando ormai tutti gli altri rapaci hanno concluso il ciclo riproduttivo.
Questi falchi, che per il resto dell'anno si nutrono prevalentemente di insetti, possono approfittare in questo periodo, tra la fine dell'estate e l'autunno, della massiccia presenza di piccoli uccelli passeriformi che, stanchi e indeboliti dal lungo tragitto, sono in viaggio verso il sud, lungo le usuali rotte migratorie. I falchi della regina sono lì ad aspettarli, proprio nel momento in cui hanno necessità di abbondante cibo per sfamare i piccoli. Le uova sono state deposte direttamente sul terreno, in una cavità o in un anfratto, e si schiudono verso la metà di agosto. L'attività delle coppie diventa a quel punto frenetica: la femmina si trattiene a lungo al nido per badare ai pulcini e proteggerli dal calore del sole, mentre il maschio è al largo, sul mare, impegnato nella caccia. Ogni qual volta un falco fa ritorno alla scogliera con una preda fra gli artigli, la scena improvvisamente si anima; altri falchi si staccano dalle pareti rocciose e si precipitano verso il malcapitato cacciatore, nel tentativo di strappargli la preda. Talvolta può essere davvero un'impresa portare a casa un boccone. Una reazione ancora più marcata si ha poi quando un potenziale predatore, sia esso un rapace come la poiana, o ancora un gabbiano o un corvo imperiale, si avvicina alla colonia. I falchi difendono compatti il loro territorio e si lanciano in vertiginose picchiate contro l'intruso, costringendolo a battere in ritirata. È in queste occasioni che si fa valere la forza del gruppo e si godono pienamente i vantaggi di una vita "comunitaria". Vantaggi che non si esauriscono nella difesa dai predatori. Anche nella caccia i falchi della regina adottano spesso strategie di gruppo: disponendosi controvento a varie altezze lungo la scogliera, formano una sorta di barriera nella quale incappano gli uccelli migratori in volo verso sud.
Nelle giornate di forte vento i falchi ci danno prova della propria abilità nel volo. È uno spettacolo vederli compiere acrobazie fatte di lunghissime picchiate verso la scogliera, improvvise risalite, inseguimenti e fulminee virate. Spesso sfilano leggeri lungo la sommità della falesia, in una immobilità sospesa, trasportati da un filo d'aria. Riesci a cogliere allora soltanto i movimenti della testa e lo scintillio dell'occhio vigile e penetrante. Le esibizioni in volo sono a volte talmente elaborate e imprevedibili che ti chiedi divertito se non si tratti di pura ostentazione.
La vita dei falchi della scogliera non è tutta rose e fiori. L'infuriare della burrasca può causare gravi perdite nelle nidiate e può rappresentare un pericolo anche per gli adulti.
Se il nido non è ben riparato uova e piccoli possono essere spazzati via dalle raffiche, ma anche nelle giornate più calme e gli incidenti sono in agguato. Ai predatori alati si possono aggiungere i ratti e i gatti, e talvolta i nidi non si trovano in una posizione particolarmente sicura.
Due pulcini costituivano la nidiata di un maschio scuro e di una femmina chiara. La coppia aveva scelto per la deposizione una nicchia rocciosa ben protetta ma con il fondo in forte pendenza. Un giorno, osservando con il cannocchiale, ci accorgemmo che uno dei pulcini era scomparso e proprio in quel momento il secondo rotolava lentamente ma inesorabilmente verso il vuoto. La madre era a un passo da lui e pareva incapace di reagire. Occorreva prendere una decisione rapida. Non fu facile raggiungere il nido con l'affanno e la paura di non arrivare in tempo: il piccolo era ormai sul ciglio dello strapiombo. Lo raccolsi delicatamente e lo deposi nella parte più interna della nicchia. La madre si era posata a cinque metri di distanza, più incuriosita e preoccupata che spaventata, e mi osservava mentre raccattavo alcuni piccoli sassi e li disponevo uno accanto all'altro a chiudere almeno in parte l'accesso al pericoloso "scivolo". Mi allontanai per tornare al punto di osservazione. La madre era tornata al nido e si prendeva cura del piccolo. Decidemmo di dargli un nome: Beniamino. Due giorni dopo però anche Beniamino era scomparso; posso immaginare quale sia stata la sua sorte, contro la quale poco aveva potuto quell'abbozzo di "muretto" di pietra. Quasi inspiegabili sono poi gli episodi di abbandono di covate, spesso anche in zone assolutamente sicure e inaccessibili. Forse uova sterili, forse l'insuccesso di coppie inesperte. O, più semplicemente, il risultato di avverse condizioni ambientali. Lo scorso anno le buone condizioni del tempo e la mancanza del maestrale hanno influito negativamente sulla presenza dei piccoli uccelli abitualmente predati dai falchi; il cibo scarseggiava e solo le coppie più abili ed esperte riuscivano a rifornire costantemente la "dispensa".
Non molto tempo fa i falchi della regina dovevano fare i conti anche con la predazione da parte dell'uomo. I bracconieri razziavano i nidi e rischiavano di compromettere definitivamente l'esistenza di questo bellissimo rapace dell'Isola di San Pietro.
Oggi la colonia, costituita da un centinaio di coppie, può contare su una lodevole opera di protezione, attuata dal 1980 dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), attraverso la realizzazione di campi estivi di studio e sorveglianza, cui partecipano ogni anno numerosi giovani italiani e stranieri.
Così i falchi della regina possono continuare ad animare questo tratto di costa, a riempirlo delle loro grida, e regalarci con le loro evoluzioni la magica illusione del volo e del vivere sospesi in quel mondo di confine, situato tra il mare la terra e il cielo.
a cura di Agnese Lussu
Il falco di Eleonora (Falco eleonorae) misura circa 40 cm. e ha un'apertura alare di 110-130 centimetri.
È senz'altro il più elegante e acrobatico rapace dell'area mediterranea, ma è anche una specie rarissima, inserita nella Lista Rossa delle specie in via d'estinzione: in tutto il mondo infatti non ne esistono più di 4000 - 5000 esemplari, sparsi in varie colonie nel Mediterraneo.
Questo falco si presenta in due forme di colore, indipendenti dall'età e dal sesso: una, più rara, completamente scura, di colore grigio-ardesia; l'altra più chiara, tendente al rossiccio, con petto e guance bianchi.
I falchi raggiungono i siti di nidificazione nella tarda primavera, ma solo in piena estate avviene la deposizione delle uova, solitamente in numero di 2-3, direttamente sulla sabbia e sul terriccio che si depositano all'interno di nicchie e cavità nella scogliera a picco sul mare. La cova dura circa 28 giorni e viene svolta soprattutto dalla femmina, alla quale il maschio assicura il rifornimento di cibo. Anche dopo la schiusa delle uova, la femmina trascorre molto tempo al nido per proteggere i piccoli e nutrirli, finché questi non hanno imparato a strappare piccoli bocconi dalle prede portate dai genitori. All'età di un mese i piccoli falchi sono in grado di lasciare il nido e compiere i primi brevi voli. Tra la fine di ottobre e novembre sia gli adulti che i giovani, ormai indipendenti, fanno rotta verso il sud, per raggiungere il Madagascar e le altre isole nelle quali trascorreranno l'inverno.
Nel 1991, grazie a un accordo tra la Provincia di Cagliari, il Comune
di Carloforte e la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), è
stata istituita nella zona nord-occidentale dell'Isola di S.Pietro
l'OASI CARLOFORTE. La stessa LIPU, in collaborazione con la Provincia
organizza ogni anno, dall'inizio di agosto ai primi di ottobre, un
campo di sorveglianza e studio della colonia di falchi della regina. I
partecipanti, che devono aver compiuto i 18 anni, svolgono un'azione
di controllo e compiono escursioni giornaliere sulla scogliera; muniti
di binocoli e cannocchiali, osservano la vita della colonia,
effettuano censimenti e annotano osservazioni sul comportamento dei
falchi. L'iscrizione prevede soggiorni di 1 o più settimane,
con pernottamento in tenda.
Per informazioni ci si può rivolgere a:
LIPU Delegazione Provinciale di Cagliari Via S.Antonio 57 09045 Quartu S.Elena tel. 070/812549