Già, perché no. L'idea potrebbe sembrare astrusa, quasi fuori luogo ma perché non provarci e riuscire, magari, ad essere una delle poche città italiane ad offrire una rete civica telematica, che possa offrire una serie di servizi, dai certificati anagrafici agli orari delle chiese. Perché non puntare su questa carta per offrire ai turisti che giungono in città risposte certe ed in tempo reale. Il condizionale è d'obbligo, però Quartu Sant'Elena, oltre ad essere la terza città per numero di abitanti potrebbe essere senza dubbio anche la prima in Sardegna ad aprire le porte al futuro, alla telematica ed alla multimedialità attraverso le enormi potenzialità che offre ora Internet.
Perché una città come Quartu Sant'Elena potrebbe essere una delle poche sino ad ora in Italia a dotarsi di un sistema tecnologicamente avanzato sul campo della multimedialità per rispondere soprattutto alle esigenze dei cittadini e dei turisti?
Mi verrebbe innanzitutto da rispondere con un'altra domanda:
perché no? Ma aldilà di questa risposta, io credo e ne
sono convinti anche tutti quelli che si stanno impegnando in questa
scommessa di amministrare la città, in forme e modi nuovi e
diversi, che utilizzare tutti gli strumenti possibili che la ricerca
scientifica ci ha messo a disposizione, più in particolare che
l'innovazione tecnologica ci sta mettendo a disposizione, sia
sicuramente uno strumento utilissimo per continuare nella strada del
rinnovamento di Quartu. Spesso molti ci criticano dicendo che mettiamo
in campo alcune iniziative che vanno troppo oltre rispetto alla
realtà effettiva della città. Io non credo che questo
sia vero oppure, se è vero, non credo sia un certamente
errore. Anche da questo punto di vista penso che questa città
abbia bisogno di autentici scossoni, e di cimentarsi in alcune prove
che segnino marcatamente un cammino nuovo su cui crescere insieme.
Come sindaco e come amministratore ha potuto sicuramente notare,
come sia più forte in molte città il bisogno di
rinnovarsi tecnologicamente. Creare delle nuove strutture capaci di
rispondere in tempo reale alle diverse necessità della
popolazione. Anche a Quartu, informare è diventata una assoluta
necessità...
Credo che la necessità di informare i cittadini derivi non solo
da una precisa volontà amministrativa, ma da un obbligo, anche
se purtroppo non è sempre così, morale e umano che
dovrebbe vedere l'amministratore come un individuo che si impegna a
fondo per migliorare la condizione di vita del cittadino. Da questo
punto di vista credo che la nostra situazione sia un po' diversa anche
da altre vicende di altri comuni italiani. Sappiamo che scelte di
questo genere sono state compiute, per primi, da comuni italiani di
una certa rilevanza, ma anche di una certa solidità
amministrativa. Penso ad esempio a Bologna, Milano, Roma e se non
sbaglio anche Napoli. Credo che in alcune di queste realtà,
questo tipo di informatizzazione, utilizzando anche la telematica e
l'accesso a reti di comunicazione, sia stato ispirato dall'esigenza di
rendere fruibile al cittadino il maggior numero di servizi possibile e
nel miglior modo possibile. Noi abbiamo una necessità diversa
che è quella di rendere fruibili ai cittadini il maggior numero
di servizi possibili, ma nello stesso tempo anche quella di utilizzare
questo straordinario strumento per migliorare i nostri servizi. I
nastri di partenza sono diversi, il bello della telematica e
dell'informatica è forse anche questo. Lo strumento è
identico ma gli obiettivi, le finalità, i punti di partenza
possono essere anche diversi.
In questo modo il comune di Quartu entrando in rete potrà
essere visto dai cittadini di tutto il mondo. Cosa farà vedere,
come si presenterà il comune di Quartu ai cittadini di tutto il
mondo?
Due premesse. La prima aumenterà il rapporto coi cittadini o
migliorerà il rapporto coi cittadini. Non so se accadrà
e quando accadrà ma mi piace mantenere questo aspetto
sperimentale. Mettiamo nelle condizioni i cittadini e
l'amministrazione comunale di migliorare questo rapporto, gli diamo
uno strumento in più. Sul fatto che entriamo in una rete di
comunicazione che ci mostra in tutto il mondo, una rete di
comunicazione dove noi possiamo leggere tutto il mondo. Il fatto che
noi vediamo il mondo è un fatto positivo perché ci
consente di fare esperienza. Che il mondo veda noi è ugualmente
estremamente positivo non tanto per un fatto narcisistico, o per i
risvolti anche in termini turistici che tutto questo potrebbe avere,
ma l'elemento fondamentale è il fatto di sapere di essere
guardati da tutto il mondo e questo può incentivare meglio il
nostro lavoro. Questo credo sia l'elemento fondamentale. Su quello che
noi possiamo dare credo, ricordando il mio passato di ricercatore di
storia, che purtroppo è solo un passato, una frase di Lucian
Fevre che sintetizzava il termine civiltà di un popolo come
tutti quegli elementi che costituiscono la vita di un popolo e sono di
per se stessi degli elementi positivi e dignitosi. Non c'è una
civiltà splendida e un'altra meno splendida. La civiltà
di un popolo è una civiltà. La civiltà
paradossalmente di una città è la civiltà di
quella città. Non è che noi vogliamo mostrare ciò
che non siamo. Dobbiamo mostrare ciò che siamo con i nostri
problemi, ma anche con le nostre ricchezze. Pensando al fatto che
tutto il mondo ci possa vedere credo che abbiamo numerose ricchezze
sia dal punto di vista ambientale che da quello storico-culturale e
delle tradizioni popolari che possono interessare sia i singoli
cittadini che le istituzioni o le agenzie di viaggio. Così
pensiamo al ritorno anche dal punto di vista economico o a quello che
può essere uno sviluppo turistico. Stiamo infatti pensando, nel
nostro modo di presentarci, di avere una presenza diretta con il
sindaco e gli amministratori ma soprattutto con dei segni che
identifichino il nostro territorio che poi è la base di tutto
ciò.
Che rapporto ha con il mondo della comunicazione in genere?
Ho un rapporto un po' bifronte. Ho un buon rapporto anche con
l'ambiente, perché giudico importante ciò che il mondo
della comunicazione fa nella società. Sono anche critico
perché tanto è importante il mondo della comunicazione
tanto è pericoloso se non è gestito in maniera
adeguata. Soprattutto in Italia vedo grosse difficoltà da
questo punto di vista, non si può dare una interpretazione
univoca del mondo della comunicazione. Questo può essere anche
un fatto positivo, ma dal punto di vista etico e delle regole esiste
ancora troppa frantumazione e questo non consente al mondo della
comunicazione di giocare un ruolo importante, in senso positivo
intendo, nella società.
Sempre in questo senso in Sardegna c'è una differenza
rispetto al resto d'Italia?
Non mi pare proprio. Almeno dal punto di vista etico e morale. Mi
riferisco alla comunicazione come giornalismo, se invece allarghiamo
il discorso credo che la Sardegna sia forse un'isola rispetto al resto
dell'Italia, ma sia un'isola in termini positivi. Mi pare infatti che
da noi, nel campo della comunicazione in genere, si siano sviluppate
tutta una serie di esperienze positive che altrove nessuno sta
mettendo in pratica vedi ad esempio l'esperienza di Video On Line in
questi ultimi anni e non solo.
Comunicare vuol anche dire cultura e sviluppo ma anche proporsi e
dare un immagine diversa. A Quartu la vostra amministrazione ha
mostrato una spiccata sensibilità verso questo settore con
manifestazioni come Sciampitta ed altri grandi eventi sportivi e
sociali...
Sono perfettamente d'accordo. Tutte queste iniziative nella
maggioranza dei casi ottengono consensi e riscontri fortemente
positivi da parte dei cittadini. Spesso però ricevono anche
delle critiche, a volte giuste a volte fuori luogo, perché
è difficile far accettare, in una città che ha
così tanti problemi, degli investimenti sulla cultura e sugli
spettacoli, anche se questi in verità, per una città di
70.000 abitanti mi sembrano irrisori. Spendere infatti una cifra di un
miliardo e mezzo all'anno mi pare francamente poco. La nostra
finalità nell'incentivare tutte queste attività in
città, non è solamente quella culturale. Poi si potrebbe
fare un discorso molto lungo sull'importanza che può avere nel
sociale. A parte questi aspetti, non dimentichiamolo, esistono anche
aspetti di promozione perché Quartu, che è sempre stata
vista come un'area di periferia, una zona marginale di un'area
metropolitana assume, sotto questo punto di vista, il ruolo di
protagonista e credo che questo aspetto non sia da assolutamente
sottovalutare. Certo la nostra intenzione sarà anche quella di
utilizzare tutti i nuovi strumenti che il mondo della comunicazione e
dell'informatica è in grado di offrirci per incentivare questi
esiti positivi che vengono dagli investimenti in campo culturale.
Ma la cittadinanza è matura per affrontare un discorso di
questo genere?
Mi verrebbe da rispondere come alla prima domanda: perché non
dovrebbe esserlo?