INFORMATION TECHNOLOGY

Al servizio dei cittadini

Reti civiche. Potrebbe nascere a Quartu Sant'Elena la prima rete civica della Sardegna

di Antonello Aime


L'idea nata dal Sindaco, Graziano Milia, sarebbe quella di creare dopo Milano, Bologna, Roma e Torino, una rete telematica cittadina. Un canale di comunicazione permanente tra l'amministrazione, il cittadino e il turista.

Già, perché no. L'idea potrebbe sembrare astrusa, quasi fuori luogo ma perché non provarci e riuscire, magari, ad essere una delle poche città italiane ad offrire una rete civica telematica, che possa offrire una serie di servizi, dai certificati anagrafici agli orari delle chiese. Perché non puntare su questa carta per offrire ai turisti che giungono in città risposte certe ed in tempo reale. Il condizionale è d'obbligo, però Quartu Sant'Elena, oltre ad essere la terza città per numero di abitanti potrebbe essere senza dubbio anche la prima in Sardegna ad aprire le porte al futuro, alla telematica ed alla multimedialità attraverso le enormi potenzialità che offre ora Internet.

Perché una città come Quartu Sant'Elena potrebbe essere una delle poche sino ad ora in Italia a dotarsi di un sistema tecnologicamente avanzato sul campo della multimedialità per rispondere soprattutto alle esigenze dei cittadini e dei turisti?
Mi verrebbe innanzitutto da rispondere con un'altra domanda: perché no? Ma aldilà di questa risposta, io credo e ne sono convinti anche tutti quelli che si stanno impegnando in questa scommessa di amministrare la città, in forme e modi nuovi e diversi, che utilizzare tutti gli strumenti possibili che la ricerca scientifica ci ha messo a disposizione, più in particolare che l'innovazione tecnologica ci sta mettendo a disposizione, sia sicuramente uno strumento utilissimo per continuare nella strada del rinnovamento di Quartu. Spesso molti ci criticano dicendo che mettiamo in campo alcune iniziative che vanno troppo oltre rispetto alla realtà effettiva della città. Io non credo che questo sia vero oppure, se è vero, non credo sia un certamente errore. Anche da questo punto di vista penso che questa città abbia bisogno di autentici scossoni, e di cimentarsi in alcune prove che segnino marcatamente un cammino nuovo su cui crescere insieme.

Come sindaco e come amministratore ha potuto sicuramente notare, come sia più forte in molte città il bisogno di rinnovarsi tecnologicamente. Creare delle nuove strutture capaci di rispondere in tempo reale alle diverse necessità della popolazione. Anche a Quartu, informare è diventata una assoluta necessità...
Credo che la necessità di informare i cittadini derivi non solo da una precisa volontà amministrativa, ma da un obbligo, anche se purtroppo non è sempre così, morale e umano che dovrebbe vedere l'amministratore come un individuo che si impegna a fondo per migliorare la condizione di vita del cittadino. Da questo punto di vista credo che la nostra situazione sia un po' diversa anche da altre vicende di altri comuni italiani. Sappiamo che scelte di questo genere sono state compiute, per primi, da comuni italiani di una certa rilevanza, ma anche di una certa solidità amministrativa. Penso ad esempio a Bologna, Milano, Roma e se non sbaglio anche Napoli. Credo che in alcune di queste realtà, questo tipo di informatizzazione, utilizzando anche la telematica e l'accesso a reti di comunicazione, sia stato ispirato dall'esigenza di rendere fruibile al cittadino il maggior numero di servizi possibile e nel miglior modo possibile. Noi abbiamo una necessità diversa che è quella di rendere fruibili ai cittadini il maggior numero di servizi possibili, ma nello stesso tempo anche quella di utilizzare questo straordinario strumento per migliorare i nostri servizi. I nastri di partenza sono diversi, il bello della telematica e dell'informatica è forse anche questo. Lo strumento è identico ma gli obiettivi, le finalità, i punti di partenza possono essere anche diversi.

In questo modo il comune di Quartu entrando in rete potrà essere visto dai cittadini di tutto il mondo. Cosa farà vedere, come si presenterà il comune di Quartu ai cittadini di tutto il mondo?
Due premesse. La prima aumenterà il rapporto coi cittadini o migliorerà il rapporto coi cittadini. Non so se accadrà e quando accadrà ma mi piace mantenere questo aspetto sperimentale. Mettiamo nelle condizioni i cittadini e l'amministrazione comunale di migliorare questo rapporto, gli diamo uno strumento in più. Sul fatto che entriamo in una rete di comunicazione che ci mostra in tutto il mondo, una rete di comunicazione dove noi possiamo leggere tutto il mondo. Il fatto che noi vediamo il mondo è un fatto positivo perché ci consente di fare esperienza. Che il mondo veda noi è ugualmente estremamente positivo non tanto per un fatto narcisistico, o per i risvolti anche in termini turistici che tutto questo potrebbe avere, ma l'elemento fondamentale è il fatto di sapere di essere guardati da tutto il mondo e questo può incentivare meglio il nostro lavoro. Questo credo sia l'elemento fondamentale. Su quello che noi possiamo dare credo, ricordando il mio passato di ricercatore di storia, che purtroppo è solo un passato, una frase di Lucian Fevre che sintetizzava il termine civiltà di un popolo come tutti quegli elementi che costituiscono la vita di un popolo e sono di per se stessi degli elementi positivi e dignitosi. Non c'è una civiltà splendida e un'altra meno splendida. La civiltà di un popolo è una civiltà. La civiltà paradossalmente di una città è la civiltà di quella città. Non è che noi vogliamo mostrare ciò che non siamo. Dobbiamo mostrare ciò che siamo con i nostri problemi, ma anche con le nostre ricchezze. Pensando al fatto che tutto il mondo ci possa vedere credo che abbiamo numerose ricchezze sia dal punto di vista ambientale che da quello storico-culturale e delle tradizioni popolari che possono interessare sia i singoli cittadini che le istituzioni o le agenzie di viaggio. Così pensiamo al ritorno anche dal punto di vista economico o a quello che può essere uno sviluppo turistico. Stiamo infatti pensando, nel nostro modo di presentarci, di avere una presenza diretta con il sindaco e gli amministratori ma soprattutto con dei segni che identifichino il nostro territorio che poi è la base di tutto ciò.

Che rapporto ha con il mondo della comunicazione in genere?
Ho un rapporto un po' bifronte. Ho un buon rapporto anche con l'ambiente, perché giudico importante ciò che il mondo della comunicazione fa nella società. Sono anche critico perché tanto è importante il mondo della comunicazione tanto è pericoloso se non è gestito in maniera adeguata. Soprattutto in Italia vedo grosse difficoltà da questo punto di vista, non si può dare una interpretazione univoca del mondo della comunicazione. Questo può essere anche un fatto positivo, ma dal punto di vista etico e delle regole esiste ancora troppa frantumazione e questo non consente al mondo della comunicazione di giocare un ruolo importante, in senso positivo intendo, nella società.

Sempre in questo senso in Sardegna c'è una differenza rispetto al resto d'Italia?
Non mi pare proprio. Almeno dal punto di vista etico e morale. Mi riferisco alla comunicazione come giornalismo, se invece allarghiamo il discorso credo che la Sardegna sia forse un'isola rispetto al resto dell'Italia, ma sia un'isola in termini positivi. Mi pare infatti che da noi, nel campo della comunicazione in genere, si siano sviluppate tutta una serie di esperienze positive che altrove nessuno sta mettendo in pratica vedi ad esempio l'esperienza di Video On Line in questi ultimi anni e non solo.

Comunicare vuol anche dire cultura e sviluppo ma anche proporsi e dare un immagine diversa. A Quartu la vostra amministrazione ha mostrato una spiccata sensibilità verso questo settore con manifestazioni come Sciampitta ed altri grandi eventi sportivi e sociali...
Sono perfettamente d'accordo. Tutte queste iniziative nella maggioranza dei casi ottengono consensi e riscontri fortemente positivi da parte dei cittadini. Spesso però ricevono anche delle critiche, a volte giuste a volte fuori luogo, perché è difficile far accettare, in una città che ha così tanti problemi, degli investimenti sulla cultura e sugli spettacoli, anche se questi in verità, per una città di 70.000 abitanti mi sembrano irrisori. Spendere infatti una cifra di un miliardo e mezzo all'anno mi pare francamente poco. La nostra finalità nell'incentivare tutte queste attività in città, non è solamente quella culturale. Poi si potrebbe fare un discorso molto lungo sull'importanza che può avere nel sociale. A parte questi aspetti, non dimentichiamolo, esistono anche aspetti di promozione perché Quartu, che è sempre stata vista come un'area di periferia, una zona marginale di un'area metropolitana assume, sotto questo punto di vista, il ruolo di protagonista e credo che questo aspetto non sia da assolutamente sottovalutare. Certo la nostra intenzione sarà anche quella di utilizzare tutti i nuovi strumenti che il mondo della comunicazione e dell'informatica è in grado di offrirci per incentivare questi esiti positivi che vengono dagli investimenti in campo culturale.

Ma la cittadinanza è matura per affrontare un discorso di questo genere?
Mi verrebbe da rispondere come alla prima domanda: perché non dovrebbe esserlo?



English Version