Seneghe è un paese di circa 2000 abitanti situato sul versante
orientale del Montiferru, a 305 metri sul livello del mare. Noto per i
boschi di leccio che ricoprono come un manto verde il suo monte Sos
Paris e per l'acqua delle sue sorgenti molto apprezzata per le sue
proprietà diuretiche. Seneghe è conosciuto per il suo
olio d'oliva, "Ercole Olivario" 1994, massimo riconoscimento alla
qualità e per il miele che vi si produce, vincitore di vari
premi a livello nazionale.
Ma c'è un altro motivo per cui dovrebbe essere giustamente famoso: la ricchezza di siti archeologici di cui è disseminato il suo territorio. La zona di Seneghe è stata popolata da tempo immemorabile, sicuramente sin dal Neolitico, come dimostrato dai numerosi strumenti litici reperiti in loco.
Nel periodo nuragico, grazie alla felice posizione della zona, ci fu un fiorire di nuraghi, dal protonuraghe ai nuraghi, ai complessi nuragici con più torri, a delle vere e proprie fortificazioni di cui resta un impressionante numero di testimonianze: circa 150 nuraghi, cifra approssimata per difetto, a cui sono da aggiungere tombe a cumulo, tombe dei giganti, dolmen , menhir, betili questo per il solo periodo nuragico.
La zona piacque molto anche a Fenici e Romani e anche di questi
periodi restano numerose tracce, una per tutte: Funtana Fraigada,
fonte termale risalente al periodo della dominazione romana. Tutte
queste testimonianze del nostro passato, sono state ignorate o quasi
dalle varie amministrazioni che non hanno saputo guardare oltre gli
interessi tipici dell'economia agro-pastorale.
Ma non basta, in molti casi non si è avuta la capacità o la volontà di impedire dei veri e propri scempi, compiuti (in nome del miglioramento fondiario e con gli immancabili contributi regionali) da mezzi meccanici a cui è stato consentito di lavorare all'ombra dei nuraghi, eliminando così la possibilità di compiere un altro passo verso la conoscenza delle nostre origini.
Quanto sopra, con pochissime eccezioni, vale anche per gli altri paesi
del Montiferru, basti pensare alle rocce calcaree di Santa Caterina di
Pittinuri, borgata marina di Cuglieri, costellate da tombe rupestri a
più vani risalenti al periodo romano: Cornus, la necropoli
paleo-cristiana portata alla luce tra il 1955 ed il 1964 dagli
archeologi Demuro, Pes e da Ovidio Addis, a parte qualche sporadico
intervento e da allora lasciata in balia di vandali e tombaroli. A
questo punto è indispensabile invertire la rotta, è di
vitale importanza per l'economia della Sardegna, stremata dal
fallimento dei tentativi di industrializzazione e dalla crisi del
settore agro-pastorale, puntare sul razionale utilizzo del turismo
ambientale. E quanto interesse ci sia, da parte degli operatori
turistici italiani e stranieri, nei confronti della Sardegna è
risultato evidente alla seconda edizione della Borsa del Turismo
Ambientale che si è tenuta ad Orosei il 12 e 15 maggio. La
B.T.A., organizzata dall'Esit in collaborazione con la Camera di
Commercio della provincia di Nuoro, ha dato l'opportunità agli
operatori del turismo ambientale della Sardegna di presentare sul
mercato una grande varietà di proposte, molte delle quali
mirate a far conoscere il nostro patrimonio archeologico, e questo
è un passo molto importante ai fini della sua salvaguardia e
valorizzazione.
Un buon modo per valorizzare e proteggere i siti archeologici è quello di farli conoscere ad un gran numero di persone capaci di apprezzare quanto ci resta di un lontano passato.
A questo proposito vi presentiamo alcuni itinerari da percorrere a
piedi o in mountain-bike, per coloro che volessero vedere dall'alto i
nuraghi, è possibile farlo col parapendio, il più
economico mezzo volante sinora conosciuto.
Gli itinerari sono curati da Raimondo Cossa, socio G.A.E. (Associazione Italiana Guide Ambientali ed Escursionistiche), già collaboratore della rivista del Trekking e di Tutto Mountain Bike, guida della cooperativa Sinis; e da Francesco Cubeddu esperto parapendista e collaboratore di In Sardegna e Delta & Parapendio.
Essendo il territorio meta di queste escursioni ancora poco conosciuto sotto l'aspetto escursionistico, gli itinerari non sono tracciati, si consiglia pertanto, di rivolgersi alle guide esperte della zona (Raimondo Cossa tel. 0783/54001 e Francesco Cubeddu tel. 0783/70467).
I periodi migliori per le escursioni sono la primavera e l'autunno.
Informazioni utili:
cartografia I.G.M. 1:25000; è possibile alloggiare presso
privati; è possibile acquistare prodotti tipici della zona come
formaggi, vini, dolci ed assistere a Feste e sagre. Da non perdere poi
il carnevale seneghese dal 20 gennaio al martedì grasso, con
balli sardi accompagnati dal fisarmonicista o dai cori sardi (su ballu
'e cantidu).
Dal 2 al 3 luglio, festa di Santa Maria e Santa Elisabetta. Il 31 agosto festa di San Raimondo.
Numeri telefonici utili: Comando Stazione Forestale 0783/54418; Azienda olivicola fratelli Cosseddu 0783/54247, Oleificio Sociale Coop. 0783/54665, Apicoltura Montiferru 0783/54073.Seneghe, come arrivarci:
Chi viene dalle spiagge della costa centro occidentale, deve seguire la SS 292 sino alla prima uscita per Narbolia, che dista circa 6 Km. Poi si continua per circa 6 chilometri, sino ad arrivare a destinazione.
Il percorso si snoda su strada sterrata e su sentieri appena accennati, che in alcuni tratti diventano veri e propri "tunnel" vegetali che attraversano boschi di leccio con esemplari ultracentenari, i "Patriarchi", che fanno ombra alle fresche fonti dove è possibile dissetarsi. Il bosco ospita anche corbezzoli, biancospini e querce da sughero, che col digradare delle colline verso il mare lasciano il posto alle essenze della profumata macchia mediterranea composta da mirto, lentischio, fillirrea, cisto, lavanda, habitat naturale per cinghiali, volpi, donnole, martore, il raro gatto selvatico, oltre ad una grande varietà di volatili, tra cui il falco pellegrino, poiane, sparvieri, ghiandaie e tanti altri.
Per chiudere in bellezza questo itinerario ad anello si può tentare di osservare qualche esemplare di daino sardo, presente nel recinto di pre-ambientamento tra Padassiu e Birdambulis.