Ho percorso l'itinerario di seguito descritto, all'inizio della
primavera, periodo secondo me ideale per tutti coloro che, amanti
della natura e della fotografia naturalistica o anche piú
semplicemente amanti delle passeggiate, volessero cimentarsi in questa
impresa che pur non richiedendo grandi doti alpinistiche o di
arrampicatori, permette di entrare in una delle zone piú belle
dell'interno della nostra isola. Ogni stagione, tuttavia, ha da
offrire le sue meraviglie in questo splendido angolo di Sardegna.
Ho ripercorso questi sentieri piú volte e sempre in periodi
diversi ed ogni volta ne ho tratto sensazioni e gioie nuove. A giugno
ad esempio, quando nelle nostre pianure il caldo ha giá
ingiallito ogni filo d'erba, lassú l'aria profuma intensamente
di timo a tal punto che quando si va via ci si sente la pelle
impregnata di quell'aroma, i pendii montani sono coperti dalle
fioriture delle peonie e della digitale e da una infinitá di
specie floristiche tutte naturisticamente interessanti e, in alcuni
casi, uniche come la peverina o la saxifraga, che fiorisce tra i sassi
e sulle rocce, relitto di epoche antiche.
È questo il periodo in cui rivivono i vari ovili sparsi su
questi monti che sono rimasti chiusi e disabitati nella stagione
invernale per l'impraticabilitá dei pascoli a causa del freddo e
della presenza pressoché costante della neve. Allora l'aria
risuona dei suoni e dei rumori delle greggi sparse sui pendii; è
anche il momento in cui è piú facile avvistare i branchi
dei mufloni al pascolo nelle ore piú fresche della giornata o al
riparo dai raggi del sole, nelle ore piú calde, sotto gli enormi
e folti ontani che popolano ogni canalone del Gennargentu.
Quello primaverile, quindi, è senza dubbio il periodo migliore
per avvicinarsi la prima volta a questo ambiente cosí ricco ed
unico; consiglio perció di fare scorta di pazienza nell'attesa
di poter affrontare proficuamente questa escursione. Tuttavia visto
che siamo alle porte dell'inverno vorrei ricordare a coloro i quali
vorrebbero cimentarsi nell'impresa sfruttando magari la presenza della
neve a quelle quote, che non è un caso che i pastori con le loro
greggi lascino la montagna in questa stagione. Posso assicurarvi che
quando il maltempo arriva e imperversa su quelle cime puó essere
estremamente pericoloso farsi cogliere lontani da un qualunque riparo
ed impreparati ad ogni evenienza. Suggerisco quindi la massima
prudenza, una buona preparazione fisica e delle attrezzature per poter
far fronte ai cambiamenti improvvisi del tempo.
La meta dell'uscita è situata sotto Punta La Marmora sul
versante desulese del Gennargentu. Vi si accede dalla strada che
congiunge Aritzo al passo di Tascusí, ma vi si puó
arrivare anche dal paese di Desulo percorrendo una splendida strada
campestre nascosta in un folto bosco di castagni. In entrambi i casi
si giunge al punto di partenza del nostro itinerario che è
l'arco di Guddetorgiu.
La prima volta che ci siamo cimentati nell'impresa era la fine di
aprile di un anno in cui la neve ricopriva ancora le cime piú
alte ed era per noi un invito al viaggio e all'avventura. Il cielo
terso di un blu intenso come solo a quelle quote puó trovarsi e
l'aria pungente sembravano quasi in contrasto fra loro ma formavano
una miscela fantastica con i profumi delle essenze cosí intensi
che avrebbero toccato le corde della sensibilitá piú
nascosta di ognuno di noi.
Era quasi maggio, ma lí era ancora inverno, e le peonie
mostravano i primi boccioli nell' attesa impaziente della primavera
che si preannunciava coloratissima. Percorrevamo la strada sterrata
che ci conduceva a " Su Sciusciu " accompagnati da ruscelli d'acqua
che sgorgavano dalla roccia impregnando i muschi verdissimi. Ci
fermammo lungo il percorso per lasciarci catturare dalla bellezza dei
torrenti che scorrono tra antichi agrifogli e roverelle maestose,
saltando, tra massi di granito, dentro piscine cristalline e profonde.
Continuavamo a salire. Arrivammo su una piazzola e la strada faceva una
svolta buttandosi in una discesa ripida e sconnessa; il nostro viaggio
sulle quattro ruote era terminato. Davanti a noi "Su Sciusciu" e
dietro, a fargli da sfondo,il Gennargentu completamente innevato. Il
suono dell'acqua che scorreva copiosa dentro ogni valletta o canalone,
il vento che passava tra i rami ancora spogli degli alberi e faceva
frusciare i cespugli profumatissimi, erano la colonna sonora di quelle
immagini.
Restammo in piedi binocolando a lungo su quell'immensitá. Su
Sciusciu ci appariva infinito, lontano da raggiungere, ma prendemmo
ugualmente la decisione di metterci in cammino. Abbandonammo quasi
subito la strada che faceva un giro largo, fermandosi all'ovile
"Meriagus", l'ultimo a quelle quote ancora in uso nella stagione
estiva e decidemmo di accorciare il percorso attraversando il torrente
che scorreva fragorosamente sul fondo del canalone e di risalire il
pendio mantenendoci perció fuori sentiero. Il cammino era
agevole, anche se in forte pendenza; passavamo affianco a maestosi
esemplari di roverella scampati allo sfruttamento intensivo e pesante
perpetuato dall'uomo nel corso dei secoli, testimoni della foresta che
anticamente ricopriva quei monti fino alle cime piú alte.
Camminavamo da piú di mezz'ora, quando finalmente giungemmo
sull'avamposto piú prossimo alla meta:una collinetta a mezza
costa sul fianco della montagna, dove è stata realizzata una
piccola costruzione in muratura che racchiude la captazione di una
sorgente d'alta quota. Ne sono state costruite cinque collegate da una
tubazione interrata; per far ció è stata aperta una lunga
"ferita" che taglia la parte bassa della stupenda fiumana di pietre,
alterandone cosí, anche se solo parzialmente, la suggestiva
bellezza.
Indubbiamente il benessere delle popolazioni deve avere la giusta
importanza, ed è logico che non lo si possa raggiungere senza
pagare alcun tributo; ma ci sorgeva spontanea una domanda se non si
fosse potuto pensare ad una realizzazione altrettanto utile e doverosa
ma che avesse comportato un tributo meno alto da parte di questa
natura cosí grandiosa e forte eppure cosí delicata e
fragile.
Facevamo queste considerazioni mentre ci riposavamo un po' per
prendere fiato. Alleggerimmo le spalle dal peso degli zaini e ci
stringemmo dentro le giacche per non farci raffreddare dal vento che
soffiava sempre, costantemente freddo. Rimanemmo ancora un po' ad
ammirare quell'immensitá.
Su Sciusciu ci appariva come una enorme montagna, sbriciolata, e
quelle enormi briciole di granito, colorate dai licheni dalle
sfumature pastello, ci facevano sentire come gli esseri piú
piccoli ed indifesi. Ci arrampicavamo abbastanza agevolmente, e
l'impressione che scaturiva dal primo impatto visivo era che quella
massa di roccia potesse muoversi da un momento all'altro spazzandoci
via;ma l'impressione svaní immediatamente lasciandoci entrare in
sintonia con quel luogo cosí selvaggio, eppure cosí dolce.
Su quella fiumana di sassi enormi sopravvivono antichi esemplari della
flora mediterranea tipica di queste quote. Roverelle, ginepri e tassi
millenari che vegetano in una formazione sorprendentemente numerosa. I
rari spiazzi di terra depositata fra i sassi, cominciavano a colorarsi
del giallo abbagliante degli anemoni che stavano sostituendo la
precoce fioritura dello zafferano selvatico che fiorisce talvolta
sotto la neve di febbraio.
Ad un tratto la nostra attenzione venne attratta da un rumore sordo
proveniente dal sottosuolo di quella montagna in briciole: era
inequivocabilmente il rombo prodotto dallo scorrere violento e
tumultuoso di un torrente e lo udimmo cosí distintamente da
provare un attimo di timore al primo impatto con quel fenomeno
naturale. Ci fermammo ad ascoltare chinandoci fin quasi appoggiando
l'orecchio sui massi e rimanendo in quella posizione per alcuni
minuti, affascinati.
Ancora ci domandiamo quali misteri, quali meandri e gole profonde che
danno vita e ingoiano fiumi d'acqua, si nascondano sotto
quell'immensitá di massi levigati e modellati dall'azione lenta
ma costante degli agenti atmosferici. Improvvisamente la luce si fece
grigia ed in cielo si ammassavano banchi di nuvole poco rassicuranti
che incupivano l'aria e rendevano quel luogo ad un tratto inospitale.
Ci preparammo a riprendere il cammino a ritroso. Un'aquila reale,
spuntó dalla cima piú alta, e facendo un largo volteggio
sopra di noi inseguita da una coppia di corvi imperiali, scomparve
nello stesso modo in cui era apparsa.
Si concludeva la prima visita a quel piccolo ma immenso angolo di Sardegna, e questa natura bellissima non avrebbe potuto darci un arrivederci migliore.
Ad Aritzo potrete trovare un'ottima accoglienza in un ambiente davvero
rilassante presso l'albergo La Capannina in via A. Maxia n. 36
tel.0784/629121; mentre per chi preferisse sostare a Desulo in un
ambiente molto piú "casalingo", ma altrettanto tranquillo ed
accogliente, suggerisco l'albergo La Nuova in via La Marmora
tel.0784/619251.