Il Consorzio Turistico di Villanovaforru è un'associazione di
comuni alla quale, oltre ai quattro originari, Villanovaforru,
Lunamatrona, Siddi e Collinas si sono aggiunti: Sanluri, Villamar,
Gonnostramatza, Pauli Arbarei, Ussaramanna. Hanno inoltre chiesto di
aderire tutti i comuni della comunità montana della Giara di
Gesturi, il comune di Sardara, quello di Ales con la comunità
montana del Monte Arci. Le attività del Consorzio sono volte alla crescita del territorio, sotto forma di economia agricola, pastorale, terziario ( alberghi, ristoranti ), cooperative e attività artigianali, cooperativa agrituristica con centro ippico, cooperativa di produzione di dolci sardi e caseificio.
Ne abbiamo parlato col suo artefice principale, colui che ha fatto sì che ciò avvenisse: il sindaco di Villanovaforru, Pusceddu. Uomo estremamente pacato e intelligente, dotato di gran volontà e passione, spinto da un unico obiettivo: l'amore per la nostra terra.
Quando è arrivato a Villanovaforru?
Sono arrivato nel '75 non c'erano attività economiche era un
paese in spopolamento. Si pensò alla valorizzazione della
cultura, per creare lavoro e per incentivare l'economia. Gli scavi di
Genna Maria ci diedero ragione acquisimmo come Comune tutte le aree
intorno al monumento, allestimmo un'esposizione con tutti i reperti
creando prima il Museo e poi il Parco Archeologico.Dal '69 al'75,
quando iniziarono gli scavi ero collaboratore esterno del Comune. Poi
formammo una lista apolitica e ci presentammo alle elezioni. Questo
atto fu compreso dalla popolazione. Divenni sindaco nel 1975.
La scoperta archeologica è stata la fortuna per Villanovaforru.
Cosa si è costruito intorno?
Non si poteva valorizzare un bene naturale senza creare
infrastrutture: centri di ristoro, centro ippico, il parco, un centro
didattico, una sala mostre temporanee che consentisse di rendere vivo
il Museo. È sorta una cooperativa di accompagnatori, di guide
turistiche, l'Agriturismo Villanovaforru di Maurizio Serra, che
dà lavoro a persone del posto, delle quali noi stessi abbiamo
curato la preparazione. Abbiamo creato un laboratorio di restauro
costituito da personale del Comune. Il nostro è un museo
comprensoriale, quindi lavoriamo anche per conto terzi, restauriamo a
pagamento. Questo ci consente di coprire in parte le
spese del Museo. Il Museo è un servizio a domanda individuale
perciò il Comune deve coprire il 36% delle spese.
Quanto è grande il parco e cosa comprende?
Il parco archeologico è un'area rimboschita, si trattava di
un'area brulla sino a 25 anni fa. Ora è un parco dove c'è
il villaggio, il complesso nuragico circondato da un bosco di circa 32
ettari.
È stato difficile cambiare la mentalità degli abitanti
per avvicinarli al turismo?
Le attività agricole redditizie, come pastorizia,
coltivazione di vigne e produzione di formaggio nel caseificio, sono
proseguite. È scomparsa la disoccupazione anche se ora sta ricrescendo
quella che potremmo definire una disoccupazione intellettuale,
perché i giovani appena diplomati non trovano lavoro. All'inizio
ci sono state buone opportunità con i cantieri di lavoro.
È nato il consorzio turistico perché il turismo di
Villanovaforru non poteva essere diverso da quello delle altre aree
archeologiche, cioè turismo di passaggio. Per
questo è nato il consorzio con i comuni di Collinas, Siddi e
Lunamatrona. Il progetto è partito dieci anni fa, ora ci
è stato finanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti e
dall'Agenzia del Mezzogiorno.
Adesso stiamo realizzando qualcosa per far restare il turista qualche
giorno. C'è un progetto di valorizzazione di 32 monumenti della
zona: la più grande tomba dei giganti sarà aperta al
pubblico tra qualche mese a Siddi. Poi un nuraghe a corridoio e altri
insediamenti nuragici. Contemporaneamente il museo naturalistico quasi
ultimato, costituito da 4 sezioni: una geologica (o paleontologica),
ci troviamo su un terreno miocenico ricco di fossili
(pesci, denti di squalo, foglie, piante); una sezione antropica dove andranno le principali
caratteristiche emergenze dalla preistoria sino ad oggi, della
presenza dell'uomo sul territorio. Poi c'è una sezione
floristica e infine la sezione faunistica. Abbiamo convenzioni con 5
Istituti Universitari e Dipartimenti. L'operazione non viene fatta da
noi, ma da personale altamente qualificato. A questo progetto lavorano
da 3 anni 40 persone di tutto il territorio, parlando poi di
occupazione finalizzata lavorano per il nostro consorzio 140 persone.
Parliamo poi di una forza lavorativa che nel momento in cui si mette a
lavorare si è già autopagata.
Perché quanto vale il Museo Naturalistico? Quanto può
valere la scoperta sul nuraghe a corridoio che fa risalire la
costruzione a tholos non al mondo miceneo, ma alla Sardegna?
Ora partirà il progetto del consorzio che proporrà a tutta
Europa itinerari turistici. I comuni che aderiscono a questo consorzio
sono 9. Ciò vuol dire nascita di piccoli alberghi e nascita di
un turismo nuovo che vada a coprire le stagioni morte.
Il consorzio ha già realizzato in termine di infrastrutture, non
esisteva prima una strada che collegasse la Marmilla e la zona
dell'oristanese, ora c'è una strada che collega Lunamatrona e la
strada provinciale per Ales.
Qual è il movimento turistico intorno al Museo?
Nel 1994, 18000 visitatori in un anno. Dipende poi dalle mostre,
quando ci sono delle mostre interessanti il flusso aumenta. Ma questo
non è turismo. Perché va guidato. Perché anche i
100-160000 visitatori di Barumini, cosa lasciano a Barumini? Diverso
sarebbe il discorso se si trattasse di presenze. Si passerebbe dai
milioni ai miliardi in termini di ricavo.
Chi sono i visitatori di Villanovaforru? A chi è indirizzata
l'offerta? Che tipo di pubblicità fate?
Non facciamo pubblicità diretta perché non abbiamo
soldi per farlo. Ci pesa il fatto di dover rendere 90 milioni allo
Stato.
Per esempio lo Stato m'impone di non far pagare il biglietto ai
sessantenni e m'impone un biglietto ridottissimo per i bambini delle
scuole (mille lire) questo ci penalizza. Di fatto facciamo un lavoro
per conto dello Stato. L'albergo-ristorante paga ogni anno 400 milioni
di Iva, il costo complessivo del Museo è di 200-220 milioni,
noi ne paghiamo il 36%. Se potessi investirlo in
pubblicità...
Quante sono le persone che pernottano a Villanovaforru?
Saranno qualche migliaio l'anno, anche l'agriturismo non è
ancora organizzato, non lavora molto.
Occorre coordinarsi con gli altri comuni con gli altri alberghi e fare
una propaganda generale. Siamo ancora agli inizi nell'attività
turistica. Il consorzio è finalizzato ad una vera promozione
turistica. Per ora il turismo è qualificato perché si
tratta di scolaresche, docenti, visitatori stranieri. Per quanto
riguarda gli stranieri vengono a saperlo prima dei sardi. Quattromila
tedeschi vengono a visitare il museo ogni anno. C'è una base
Nato con ricambio continuo di militari che una volta rientrati a casa
hanno fatto propaganda. Poi ci sono guide anche dell'Esit tradotte in
tedesco, inglese, francese. Non esiste però un'operazione mirata.
Il progetto speciale Leader 2 riguarda all'ottanta per cento la
promozione turistica. È un progetto realizzato da esperti
già presentato alla Regione e alla Cee. Consiste nella proposta
di turismo culturale di tutto un territorio, della valorizzazione dei
centri storici, della valorizzazione dell' agricoltura, degli
incentivi per gli agricoltori che vogliono produrre prodotti speciali.
A Ussaramanna già opera un agricoltore utilizzando questo
progetto (Michele Lilliu) che prepara prodotti sardi sott'olio e vende
inGermania e Francia. L'abbiamo inserito nei progetti degli itinerari
turistici e sarà meta delle visite. Stiamo creando punti di
attrazione collegati per i turisti ad esempio l'artigianato di Mogoro.
Questo progetto prevede di offrire al turista un itinerario: beni
culturali, musei, scavi archeologici, tombe di giganti, Barumini, beni
naturalistici ( il parco del monte Arci, dell'Ossidiana, della Giara
di Gesturi, i cavallini della Giara. Poi altre attrazioni. Stiamo
realizzando un ostello della gioventù dicento posti vicino al
Museo naturalistico. Tutto inserito in un parco botanico di area
mediterranea, 80 ettari di parco, con serre, produzioni di tartufi,
erbe medicinali. In modo da coprire le spese di manutenzione,
realizzando attività economiche.
Abbiamo terreno basico adatto alla coltivazione del tartufo. Non lo
sapevamo sino a quando da Norcia non sono venuti a cercare il tartufo
qui. Abbiamo un buon tipo di tartufo (il bianchetto). Esiste già
un campo di sperimentazione con lecci e roverelle costituito sei anni
fa , sta dando i primi risultati.
Nell'orto botanico ci sarà anche questo. Fatto dall'Istituto di
botanica dell'Università di Cagliari. Questo è importante
perché porta l'Università nel territorio, che semina
cultura essendo sperimentazione (oltre a esserci il punto di ristoro
con 200 posti). L'Università è innovazione.
Queste cose si stanno già realizzando ci vorranno 3-4 anni per
completarle, ma la strada da seguire è questa le altre sono
fallite in Sardegna.
Quali potrebbero essere invece i rischi?
I rischi: la burocrazia. Altrimenti può andare male solo per
colpa nostra. Non esistono posti come la Giara di Gesturi, il parco
dell'Ossidiana, la Giara di Siddi con 18 monumenti.
Il rischio è l'organizzazione, il rischio
è la Regione, alla quale stiamo chiedendo da tre anni
la formazione professionale, continua a distribuire corsi per la
realizzazione di bambole in costume sardo e non dà a noi la
possibilità di creare manager di attività turistica.