CULTURA

La nave inglese di Piscinas

di Emanuele Concas


Giace lì, a pochi metri da riva, forse da oltre due secoli, schiacciata dal suo enorme carico di piombo. È una nave da trasporto o da guerra di nazionalità inglese a quanto pare, che potrebbe essere naufragata a largo di Capo Pecora, sulla costa occidentale dell'isola, e spinta poi dal libeccio in prossimità della spiaggia di Piscinas di Ingurtosu.

Sul fatto che sia un ritrovamento eccezionale, nessuno ha dubbi. Sia per la presunta nazionalità del vascello, sia per il carico che trasportava, sia per l'incredibile vicinanza del relitto alla riva: non più di dieci metri! Fatto insolito, che rende il ritrovamento fruibile ai turisti. Infatti è sufficiente mettere una maschera e fare quattro bracciate per poter ammirare, in tutta la sua interezza, l'eccezionale carico di piombo, il fasciame e un cannone che spuntano ormai quasi del tutto dalla sabbia che li ha ricoperti e custoditi nei secoli.

È una magnifica giornata di metà settembre quando un appassionato ricercatore di relitti, Roberto Gentile, intravede uno strano luccichio sul fondo. Gli basta spostare un po' di sabbia per scoprire un lingotto di piombo dalla forma quanto mai strana. Ma ciò che lo incuriosisce di più sono le insolite punzonature e le lettere che ha stampate sul dorso. La scoperta è fatta.


Con Sergio Caroli, titolare dell'albergo di Piscinas, organizzano una ricognizione sul relitto. Lo stupore è grande. Non resta che avvisare subito i Carabinieri subacquei, che gireranno delle splendide immagini, e la Soprintendenza, che allestisce un cantiere di lavoro che mette in luce settanta lingotti di piombo, il fasciame e, straordinariamente, un cannone, che ora spunta per circa un metro dalla sabbia. Per Sergio Caroli, non nuovo a tali emozioni, deve essere stato un gioco ricollegare la scoperta da lui fatta otto anni fa! Otto cannoni ed un ancora. Sono infatti sulla linea del libeccio a circa duecento metri da riva, adagiati su un fondale di sette-otto metri. Dopo alcune verifiche sembra ormai certo: sono perfettamente allineati col vento. Appartengono alla stessa nave. Tutto si svolge con grande entusiasmo, consci del valore della scoperta. I lavori sono coordinati dalla dottoressa Donatella Salvi, della Soprintendenza di Cagliari, che informa il Soprintendente dottor Francesco Santoni, e il Ministero dei Beni Culturali che invierà un esperto per il recupero dello scafo della nave. Intanto il Comune di Arbus predispone velocemente - strano a dirsi! - il finanziamento per i lavori di recupero del carico, che sarà sistemato nel Monte Granatico del paese, dove verrà allestito un museo che custodirà anche gli altri reperti trovati nelle acque che vanno da Capo Pecora a Capo Frasca. Qualcuno pensa anche ad un itinerario subacqueo di fronte al molo di Piscinas che se venisse realizzato sarebbe un'attrattiva turistica di grande valore.

Ma, dicevamo, come mai una nave inglese incrociava a largo delle coste sarde carica di piombo? La risposta sembra possa trovarsi nella storia delle miniere piombifere dell'isola, ed in particolare in quelle di Montevecchio ed Ingurtosu, dove tra la fine del seicento ed i primi anni del settecento esisteva un'intensa attività estrattiva. Si ha notizia certa, infatti, che un imprenditore inglese, tale Carl Brander, fosse titolare, insieme al console svedese a Cagliari Karl Gustav Mandell, della concessione mineraria che il Re Carlo Emanuele III concesse per tutta l'isola nel 1740. I due concessionari agivano anche per conto di un altro finanziatore, il tedesco K. von Holtzendorff, che inviò esperti minatori e fonditori tedeschi nell'isola.


Queste notizie confortano il fatto che la strana foggia dei lingotti di piombo sia di chiara fattura tedesca. Le punzonature leggibili su tutti i lingotti invece sono inglesi, risalenti proprio al periodo in cui agivano in Sardegna i tre concessionari stranieri. Il Mandell impiantò subito una fonderia di piombo a Villacidro, ove gli esperti fonditori tedeschi fondevano la galena proveniente da Montevecchio ed Ingurtosu per inviarla in continente. Sembra improbabile però che il punto d'imbarco del piombo mercantile potesse essere Piscinas; è più probabile che questo materiale fosse caricato sui bastimenti nei porti del Sulcis, sicuramente più accessibile sia dal mare che da terra, oppure quindi naufragata a largo della costa occidentale nelle vicinanze delle scogliere di Capo Pecora e, ridottasi in due o più tronconi, sospinta dalle correnti fino a pochi metri da riva sulla spiaggia di Piscinas. Incuriosiscono una Croce di Malta, una scritta "ROM", una chiave, una rosa, e le diverse punzonature sui lingotti sicuramente usate come un marchio di fabbrica che indica la provenienza o la proprietà del prodotto, uniche tracce che possono far risalire alla datazione del relitto.


Si attendono ora i dati che la campagna di scavi della Soprintendenza fornirà sul relitto, ma è certo -semmai ci fosse bisogno di conferma- che l'intenso commercio di metalli, ed in particolare di piombo, tra l'isola e il continente, incominciato all'epoca dei romani non si è mai interrotto.



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