Sul fatto che sia un ritrovamento eccezionale, nessuno ha dubbi. Sia per la presunta nazionalità del vascello, sia per il carico che trasportava, sia per l'incredibile vicinanza del relitto alla riva: non più di dieci metri! Fatto insolito, che rende il ritrovamento fruibile ai turisti. Infatti è sufficiente mettere una maschera e fare quattro bracciate per poter ammirare, in tutta la sua interezza, l'eccezionale carico di piombo, il fasciame e un cannone che spuntano ormai quasi del tutto dalla sabbia che li ha ricoperti e custoditi nei secoli.
È una magnifica giornata di metà settembre quando un appassionato ricercatore di relitti, Roberto Gentile, intravede uno strano luccichio sul fondo. Gli basta spostare un po' di sabbia per scoprire un lingotto di piombo dalla forma quanto mai strana. Ma ciò che lo incuriosisce di più sono le insolite punzonature e le lettere che ha stampate sul dorso. La scoperta è fatta.
Con Sergio Caroli, titolare dell'albergo di Piscinas, organizzano una
ricognizione sul relitto. Lo stupore è grande. Non resta che
avvisare subito i Carabinieri subacquei, che gireranno delle splendide
immagini, e la Soprintendenza, che allestisce un cantiere di lavoro
che mette in luce settanta lingotti di piombo, il fasciame e,
straordinariamente, un cannone, che ora spunta per circa un metro
dalla sabbia. Per Sergio Caroli, non nuovo a tali emozioni, deve
essere stato un gioco ricollegare la scoperta da lui fatta otto anni
fa! Otto cannoni ed un ancora. Sono infatti sulla linea del libeccio a
circa duecento metri da riva, adagiati su un fondale di sette-otto
metri. Dopo alcune verifiche sembra ormai certo: sono perfettamente
allineati col vento. Appartengono alla stessa nave. Tutto si svolge
con grande entusiasmo, consci del valore della scoperta. I lavori
sono coordinati dalla dottoressa Donatella Salvi, della Soprintendenza
di Cagliari, che informa il Soprintendente dottor Francesco Santoni, e
il Ministero dei Beni Culturali che invierà un esperto per il
recupero dello scafo della nave. Intanto il Comune di Arbus predispone
velocemente - strano a dirsi! - il finanziamento per i lavori di
recupero del carico, che sarà sistemato nel Monte Granatico del
paese, dove verrà allestito un museo che custodirà anche
gli altri reperti trovati nelle acque che vanno da Capo Pecora a Capo
Frasca. Qualcuno pensa anche ad un itinerario subacqueo di fronte al
molo di Piscinas che se venisse realizzato sarebbe un'attrattiva
turistica di grande valore.
Ma, dicevamo, come mai una nave inglese incrociava a largo delle coste sarde carica di piombo? La risposta sembra possa trovarsi nella storia delle miniere piombifere dell'isola, ed in particolare in quelle di Montevecchio ed Ingurtosu, dove tra la fine del seicento ed i primi anni del settecento esisteva un'intensa attività estrattiva. Si ha notizia certa, infatti, che un imprenditore inglese, tale Carl Brander, fosse titolare, insieme al console svedese a Cagliari Karl Gustav Mandell, della concessione mineraria che il Re Carlo Emanuele III concesse per tutta l'isola nel 1740. I due concessionari agivano anche per conto di un altro finanziatore, il tedesco K. von Holtzendorff, che inviò esperti minatori e fonditori tedeschi nell'isola.
Queste notizie confortano il fatto che la strana foggia dei lingotti
di piombo sia di chiara fattura tedesca. Le punzonature leggibili su
tutti i lingotti invece sono inglesi, risalenti proprio al periodo in
cui agivano in Sardegna i tre concessionari stranieri. Il Mandell
impiantò subito una fonderia di piombo a Villacidro, ove gli
esperti fonditori tedeschi fondevano la galena proveniente da
Montevecchio ed Ingurtosu per inviarla in continente. Sembra
improbabile però che il punto d'imbarco del piombo mercantile
potesse essere Piscinas; è più probabile che questo
materiale fosse caricato sui bastimenti nei porti del Sulcis,
sicuramente più accessibile sia dal mare che da terra, oppure
quindi naufragata a largo della costa occidentale nelle vicinanze
delle scogliere di Capo Pecora e, ridottasi in due o più
tronconi, sospinta dalle correnti fino a pochi metri da riva sulla
spiaggia di Piscinas. Incuriosiscono una Croce di Malta, una scritta
"ROM", una chiave, una rosa, e le diverse punzonature sui lingotti
sicuramente usate come un marchio di fabbrica che indica la
provenienza o la proprietà del prodotto, uniche tracce che
possono far risalire alla datazione del relitto.
Si attendono ora i dati che la campagna di scavi della Soprintendenza
fornirà sul relitto, ma è certo -semmai ci fosse bisogno
di conferma- che l'intenso commercio di metalli, ed in particolare di
piombo, tra l'isola e il continente, incominciato all'epoca dei romani
non si è mai interrotto.