Sono arrivate le prime piogge e il bosco, la macchia e il prato hanno
acquistato nuovi colori: verdi e marroni sono apprezzabili nelle loro
mille sfumature e paiono risvegliati dal sonno polveroso di una lunga
e afosa estate. Rivivono i muschi e l'aria è pervasa da una
fragranza dolciastra che trasuda dalle foglie secche ammorbidite
dall'acqua, dalla terra scura, dalle cortecce e dai tronchi
marcescenti.
Compaiono come d'incanto. Sotto gli arbusti e nelle radure erbose,
nelle pietraie e nel soffice letto di foglie della boscaglia spuntano
improvvisamente i funghi. Isolati o raccolti in folti gruppi, fanno
sfoggio di forme e colori, ravvivando con la loro presenza ogni angolo
delle nostre campagne. Quando ero bambino i funghi erano l'elemento
magico del bosco, ne racchiudevano l'essenza, le ombre e gli odori;
erano i vivaci ma silenziosi abitatori di un mondo che difficilmente
svelava i suoi segreti e che incuteva rispetto, a volte anche un
sottile senso di timore. I funghi erano i folletti dei boschi. Ed io
avevo i miei "posti dei funghi": angoli sconosciuti a tutti, dove i
folletti, anno dopo anno, ricomparivano all'inizio dell'autunno, solo
per me. Intuivo solamente, senza averne la coscienza, che i "miei"
funghi erano legati a quel luogo perché sotto il terriccio scuro
coperto di foglie morte accadeva qualcosa che non potevo vedere o
comprendere.
Quelli che chiamiamo comunemente "funghi", e che incontriamo e
raccogliamo nel corso delle nostre passeggiate, sono in realtá
il frutto (carpoforo o corpo fruttifero) di una "pianta" costituita
dal micelio, un intreccio di filamenti bianchi (ife) che si stendono
sotto lo strato superficiale del terreno. Gli studiosi classificano i
funghi in un Regno a sé stante: non tra gli animali, quindi,
né tra i vegetali. Totalmente privi di clorofilla, e
perció incapaci di operare il processo di fotosintesi tipico
delle piante verdi, i funghi sono obbligati a sfruttare la presenza di
altri organismi per il reperimento o la trasformazione delle sostanze
nutritizie.
La loro vita è sempre strettamente legata a esseri viventi o
sostanze organiche con i quali i funghi instaurano particolari
rapporti di "convivenza": dal saprofitismo (quando prosperano su
organismi morti quali tronchi abbattuti o foglie cadute) al
parassitismo (quando vivono a spese di organismi vivi, sottraendo loro
nutrimento e sostanza e portandoli spesso al deperimento e alla
morte). Moltissimi funghi vivono peró in un piú complesso
rapporto di simbiosi, detta simbiosi micorrizica, con i vegetali
(alberi, arbusti o piante erbacee), cosí da ottenere uno scambio
di "facilitazioni alimentari" che favoriscono in egual misura i funghi
e la pianta. È quindi evidente l'importanza che i funghi hanno
per il mantenimento degli equilibri di un qualunque ambiente naturale,
mineralizzando le sostanze organiche in decomposizione, aggredendo e
demolendo gli esemplari morti, favorendo lo sviluppo dei vegetali con
i quali vivono in simbiosi.
Al Regno dei funghi (Miceti) appartengono muffe e lieviti, oltre a
numerosissime altre specie invisibili al nostro occhio (micromiceti).
Molte specie di funghi risultano invece ben evidenti almeno quando,
nelle giuste condizioni ambientali e climatiche, i loro corpi
fruttiferi, contenenti le spore (cellule riproduttive del fungo), si
sviluppano, raggiungendo a volte dimensioni ragguardevoli.
La Sardegna è ricchissima di specie, ma la "cultura micologica"
dei sardi è limitatissima. Poche sono le specie conosciute, da
sempre raccolte e consumate un po' ovunque nell'Isola. I funghi
sconosciuti, la stragrande maggioranza della specie, sono normalmente
ignorati o, peggio, distrutti senza una ragione. La raccolta dei
funghi, diffusasi enormemente negli ultimi decenni, risulta cosí
ancora oggi indiscriminata e pesa sulle pochissime specie apprezzate
tradizionalmente. Alcune zone boschive vengono prese d'assalto e
subiscono un notevole impoverimento che si rifletterá
inevitabilmente sul funzionamento dell'intero ecosistema. Purtroppo la
nostra regione ancora non puó contare su una adeguata
legislazione in materia: in altre regioni italiane esiste da tempo un
limite massimo di peso per la raccolta giornaliera, subordinata al
rilascio di un permesso da parte delle autoritá competenti.
Nell'attesa che anche qui in Sardegna si muova qualche passo in questa
direzione, ci limitiamo a dare qualche suggerimento. Proviamo a
trasformare una "battuta di raccolta" in un'occasione per osservare
piú da vicino anche i funghi che non conosciamo, ai quali non
sappiamo dare un nome, dei quali non potremo decantare il gusto.
Lasciamoli dove si trovano, apprezzandone la varietá di forme e
colori, permettendo loro di svolgere le importanti funzioni che li
rendono cosí indispensabili per la vita del bosco.
Non distruggiamo perció le specie sconosciute, anzi impariamo a
conoscerne di nuove, in modo da variare la raccolta. Utilizziamo
sempre cestini, e non buste di plastica; queste ultime infatti
impediscono alle spore dei funghi raccolti di raggiungere il terreno
con gravi limitazioni al processo riproduttivo. In ultimo, evitiamo
di raccogliere piú di quanto possiamo ragionevolmente consumare,
lasciando al loro posto gli esemplari troppo giovani o invecchiati che
spesso poi scartiamo una volta tornati a casa.
Sottratti alle esigenze di classificazione e alla loro "vocazione"
culinaria, i funghi, nella breve galleria di immagini qui presentata,
tornano ad essere i folletti, le effimere presenze del bosco: proprio
come ci appaiono in natura, nel loro habitat, nello splendore delle
loro forme straordinarie e dei loro sgargianti colori.