Con la grinta e la testardaggine di chi vuol essere uomo-leader, Luigi Crisponi si è buttato dentro il pentolone dell'offerta turistica sarda e attraverso L'Esit ne ha rimestato e allungato il sughetto, aggiungendoci spezie e sapori che presentano finalmente un'isola appetibile 12 mesi l'anno. Ha fatto creare un nuovo logo ed una campagna pubblicitaria finalmente moderna ed incisiva. Ha attivato i contatti tra i mercati della domanda e dell'offerta con gli utilissimi "work-shop" annuali ed ha soprattutto istituito la "Borsa del Turismo Ambientale", che rappresenterà un importantissimo motivo di richiamo turistico, perché nessun altro posto nel Mediterraneo offre tante e tali possibilità di svolgere attività a contatto con la natura in posti belli come la Sardegna.
Certo di strada da fare ce n'è ancora tantissima, ma proprio per questo Crisponi non canta vittoria, e continua con vigore la strada intrapresa, quale che sia il futuro dell'Esit. Scopriamo meglio, in questa intervista, chi è, e cosa pensa il Commissario (davvero Straordinario?) che ha creato "un mare di Esit".
Chi era Luigi Crisponi prima di lavorare per l'Esit?
Sono cresciuto a Nuoro, dove sono nato il 17 Settembre 1959. Ho
conseguito il diploma di ragioniere poi dal 1978 ho proseguito gli
studi a Cagliari in Lingue, ma non li ho finiti. Da un istituto
tecnico ad una facoltà di lingue.
Assonanza completa, perché studiavo già due lingue, avevo
in casa una persona già laureata in lingue, era una strada
segnata in famiglia.
I tuoi hobbies ?
Attualmente colleziono modellini di aereoplano, poi la fotografia. In
passato praticavo molto sport.Giocavo a pallavolo come alzatore e a
calcio come portiere. Ho dovuto abbandonare il calcio per un
infortunio. Ho continuato nella pallavolo, sono diventato prima
arbitro, poi presidente della commissione provinciale arbitri di Nuoro
(ho arbitrato sino alla B nazionale).
Avevi già una passione per il mondo della natura,
dell'archeologia o dell'artigianato?
Non particolarmente, anche se credo che tutti quanti in
Sardegna subiamo il fascino del nostro ambiente.
Spesso ci rendiamo conto della bellezza della Sardegna quando ne
siamo lontani...
Sì è così. Quando la viviamo è un fatto
naturale. Poi ci accorgiamo del nostro patrimonio quando vediamo
altre cose fuori dall'isola.
Eri già destinato all'azienda di famiglia, all'albergo o avevi
altre mire quando hai frequentato l'Università?
Ad essere sinceri, mi affascinava il lavoro di
radiocronista sportivo e quello di stewart. Ho lavorato anche in
una radio privata di Nuoro.
Finita l'Università hai iniziato a lavorare subito?
Sì, la vicinanza familiare con quella che è diventata la
mia famiglia d'adozione ha permesso anche un altro tipo d'incontro:
con mia moglie Giovanna. Oltre che col mitico Peppeddu Palimodde
inventore di " Su Cologone". Adesso la mia famiglia è completata
da mia figlia Camilla che ha 7 mesi e da Talma, una splendida
yorkshire di due anni.
Cos'era per te l'Esit prima di divenirne Commissario
Straordinario?
Lo vedevo da vicino perché frequentavo da
dirigente alberghiero l'ambiente del turismo . Quindi come presidente
provinciale albergatori, poi vicepresidente regionale. Apprezzavo i
funzionari coi quali collaboravo. Poi la svolta voluta da Marini che
mi ha chiamato da esterno (non ero legato a nessun partito). Non me
l'aspettavo. Fui chiamato per motivazioni tecnico- professionali, era
la prima volta che veniva scelta, negli enti pubblici, una persona non
legata al funzionariato regionale. Ho intrapreso questo ruolo con
grinta e serenità insieme.
Quali sono stati i primi obiettivi, i primi goals, se vogliamo
parafrasare il passato sportivo?
Ho sempre giocato da leader: a calcio da portiere-capitano, che
batteva i rigori; a pallavolo da capitano e poi presidente degli
arbitri. Il turismo va giocato all'attacco e il mio
obiettivo era quello di portare la Sardegna in serie A nell'olimpo del
turismo.
Quali sono le cose che hai voluto realizzare subito perché prima
non c'erano?
Prima di tutto l'immagine dell'ente. Una
riorganizzazione interna con rimotivazione dei funzionari e dei
collaboratori. Una riverniciatura verso l'esterno , con un nuovo
logo, quello della azzurra Sardegna con la peonia e lo slogan "un mare
di vacanze" che potesse riassumere, non l'esistenza di un ente, ma
quello di una Regione dalle enormi potenzialità turistiche. Poi
la riorganizzazione delle manifestazioni alle quali si partecipava, il
colloquio costante con le categorie imprenditoriali del turismo, uno
stretto rapporto con l'assessorato regionale del turismo. Ricordo
con piacere la collaborazione con Marini, che nel suo lavoro di
Assessore ha svolto un lavoro egregio.
Con Aymerich devi invece ancora creare un'intesa?
No, l'intesa è stata immediata come si conviene tra persone di
estrazione aziendale e dall'istinto imprenditoriale.A mio giudizio,
uno dei meriti maggiori vostri è stato quello di aver creato
nuovi spazi non ancora esplorati di turismo legato all'ambiente.
Turismo ambientale nel 'fuori stagione'.
La Sardegna aveva al suo interno una serie di prodotti che noi
abbiamo canalizzato, immesso e imposto sul mercato (natura-
ambiente, tradizioni, archeologia, storia, cultura, gastronomia).
Abbiamo cercato di razionalizzare il mercato, abbiamo valutato le
richieste esterne ed allo stesso tempo ci siamo resi conto di
avere parecchie cose su cui puntare (vela, free climbing, diving
trekking ecc.) A questo non si è arrivati sulla base di
considerazioni personali ma con ricerche che ci hanno permesso di
valutare i desideri dei turisti che arrivano in Sardegna e di
quelli che sarebbero voluti venire.
A parte Luglio-Agosto, siamo però ancora a livelli minimi per
quanto riguarda gli arrivi in Sardegna nel fuoristagione. Cosa
occorre, quanto tempo ci vuole, perché questi progetti
decollino?
I grandi numeri non sono facilemnte raggiungibili. Il problema è
creare sinergia tra promozione e commercializzazione. Cioè ci
deve essere l'imprenditore che vende la sua struttura al fianco di chi
promuove l'immagine la turista. Bisogna convincersi che questa terra
deve essere orientata al turismo, che dobbiamo attrezzarci, avere
strutture adeguate per fare turismo ad alto livello. Tutto è
importante, dai trasporti aerei al servizio interno, dal campo da golf
alle discoteche al porto turistico. Dipende da noi.
Cultura della gente. Hai l'abitudine di proteggere gli operatori,
ma i cittadini normali sono per te operatori di turismo?
Lo sono eccome. È il cittadino che deve produrre calore ed
accoglienza, ma va anche stimolato, con una presa di
coscienza maggiore da parte di chi lo amministra.
Parliamo di cifre o di percentuali.
Abbiamo circa 7 milioni di presenze verificate. Il vero dato potrebbe essere 13-14 milioni
perché ai controlli sfugge il turismo delle seconde case. Il
dato importante è che abbiamo invertito una tendenza dal 15-17%
siamo passati quest'anno al 22- 23% per quanto riguarda il turismo
straniero, oltretutto in un periodo di spalla utile per accrescere le
presenze. Abbiamo riconfermato gli italiani che stavano abbandonando
la Sardegna per altre mete. Siamo fiduciosi per il futuro. Sul
mercato estero, l'incremento maggiore viene soprattutto da quello
austriaco che va ad aggiungersi a quelli già forti tedesco e
svizzero. Mentre assicurano buone presenze Francia e Inghilterra.
Abbiamo mai pensato ai giapponesi o agli americani?
I giapponesi non arriveranno mai in Sardegna, se non di passaggio
attraverso Roma, Firenze, Venezia che sono le mete culturali per
eccellenza. Si può lavorare in quel senso, ma non sono quelli i
grandi numeri sui quali possiamo puntare ora.
Qual è il budget che l'Esit gestisce ogni anno? e come lo
spende?
È pari al 7-8% delle altre regioni dei campi
concorrenti, come Trentino e Valle d'Aosta. Abbiamo
istituzionalmente tre compiti: promozione, pubblicità,
assistenza agli operatori. Il budget viene diviso in questi tre
settori. Assistenza cioè accoglienza, sostegno alle iniziative
in loco. Promozione sotto forma di fiere, mostre, serate,
manifestazioni in Italia e all'estero. Pubblicità vera e
propria, quindi marketing, comunicazione: spot, cartellonistica,
affissioni, carta stampata. Siamo diventati degli scienziati del
bilancio e attraverso un utilizzo rigoroso, una centellinazione delle
risorse a nostra disposizione abbiamo svolto una notevole mole di
lavoro.
Qual è lo stipendio di Luigi Crisponi per fare il Commi
dell'Esit? Si può dire?
Certo che si può dire. 2.630.000 lire, mensili, ovviamente.
Giustifica il lavoro fatto? Oppure la passione e l'immagine che se ne
ricava giustificano questo incarico?
Questa è un'indennità di carica, sicuramete non adeguata
rispetto alle responsabilità. Lo ritengo comunque un'aspetto
secondario per l'importanza dell'incarico.
Fisicamente ci sono dei momenti in cui pensi di non reggere
questo ritmo?
No. A 35 anni non è possibile pensarlo.
L'età, l'aspetto, la voce, la tua immagine personale in genere,
sono elementi che influenzano nei rapporti con gli altri?
Credo contino molto di più le idee e i fatti.
Questo Ente va sciolto o riformato?
Non ho dubbi, riformato! O meglio riorganizzato rendendolo più
snello ed agile. Insomma più funzionale ai tempi attuali.
È già un ente moderno con elevate professionalità al
suo interno. Diciamo che andrebbe sburocratizzato. Chi oggi ne chiede
lo scioglimento fa a mio giudizio pura demagogia oltre che confusione
sul ruolo stesso dell'Esit.
"Sardegna a numero chiuso" durante un convegno ad Alghero è
stata fatta questa proposta che cos'era, un'idea, una
provocazione?
Una provocazione. Ma tutto rimane come prima. Aristocratica
illusione l'ho chiamata. Chiudere la Sardegna è impossibile.
perché chiude in attivo con i numeri, ma ha un indice di
occupazione molto basso. Questo è assurdo. Forse in alcuni
posti che in determinati periodi dell'anno non reggono l'afflusso
improvviso di turisti.
Se non fossi sardo per cosa verresti in Sardegna?
Per una donna sarda.
Per che cosa dovresti fuggire dalla Sardegna, oppure dove vivresti
se non dovessi vivere in Sardegna?
Non ho né la volontà né l'esigenza di vivere
altrove.
Cosa invidi ad altri posti che hai visto?
Mi piace l'organizzazione burocratica della Germania e dell'Austria.
Per fattori ambientali e climatici potrei ammirare la Polinesia, ma
stiamo benissimo qui. Siamo dei privilegiati a vivere in Sardegna.
C'è qualcosa in questi due anni di Esit che hai sbagliato o
che avresti voluto fare e non hai fatto, o non hai completato?
Sbagliato no. Diciamo che per questioni di bilancio non ho
potuto fare alcune cose. Tra le altre un'idea straordinaria che
discuterò fra non molto.
Seconde case, brutte, cattive, portano via lavoro agli operatori,
non sarebbe il caso di creare compromessi in modo da ricondurre
coloro che le utilizzano ad utilizzare le strutture agli alberghi
e i loro servizi?
È stato approvato recentemente un disegno di legge di riordino
dell'intero settore extra-alberghiero. Il rigore nella sua
applicazione consentirà la sua razionalizzazione anche ai fini di
mercato.
Sport e turismo nella maggior parte dei paesi del Mediterraneo
vanno a braccetto. In Sardegna lo si capisce solo adesso. Come
mai?
Io ho creduto molto in tre branche dello sport legate al mare, abbiamo
sostenuto ed in qualche caso anche inventato manifestazioni che
legassero sport, mare e turismo. Mi riferisco alla vela, al windsurf e
soprattutto ad una cosa che penso rappresenti lo scenario futuro: il
turismo subacqueo (diving). Il mare non può restare bello e
basta il mare va utilizzato per quello che può dare in tutte le
sue forme.
A Milano nella conferenza stampa della BIT è stato anunciato il
giro della Sardegna in barca a vela. Cosa sarà?
Un buon mix tra turismo e agonismo.
Sempre a livello naturalistico la Sardegna ha dei posti tra i
migliori d'Europa per quanto riguarda free climbing e (hiking?).
Siamo già intervenuti, adesso realizzeremo una serie di sentieri
coincidenti con le fermate del trenino verde.
Il rapporto con le altre regioni italiane: collaborazione,
contrasti.
Attraverso l'Enit (ente nazionale del turismo) avviene la
collaborazione. La collaborazione la troviamo non in regioni
concorrenti, ma complementari, esempio la Valle d'Aosta alla
quale anzi ci possiamo rivolgere per il loro mercato interno e
viceversa. D'altronde proprio le regioni del centro-nord sono i
nostri bacini d'utenza.
La rotta dei Fenici è uno di quei percorsi che potrebbero
essere seguiti da utenti medio-alti: americani, giapponesi, europei
che vogliono scoprire la Sardegna. A che punto è il
progetto?
È un progetto al quale partecipiamo perché titolari di
bellezze già note da tempo (Nora, Tharros e Sant'Antioco).
È un progetto che ha il patrocinio della presidenza del
consiglio dei ministri. Ho suggerito che questo tipo di rotta potesse
essere utilizzato dalle compagnie che fanno crociere. Quindi turismo
con valenza culturale: il nostro messaggio.
Il fatto che abbiamo inventato un' operazione di restauro del Nuraghe
Mannu du Dorgali, dove le persone che hanno operato il restauro si
sono praticamente pagate il lavoro, soggiornando nell'isola e creando
indotto, senza intervento economico della Regione o dell'Esit è
un fatto al quale teniamo molto. Lo rifaremo anche quest'anno: quindi
indotto turistico e recupero culturale.
Nei mesi di ottobre le sovrintendenze archeologiche di Sassari e Nuoro
saranno protagoniste del recupero di un naviglio storico sommerso
dinanzi all'isola di Tavolara.
Capita spesso di visitare nuraghi che non hanno neanche un
cartello davanti di chi è la colpa?
C'è un progetto anche per questo.
Sono stati censiti nelle vie di grande comunicazione almeno 250 siti
archeologici di un certo livello. Si procederà alla indicazione
e segnalazione con note informative di queste emergenze. È
questo un ulteriore passo verso la comunicazione turistico-culturale.