AMBIENTE

Voci nel canneto

Tra colori e suoni misteriosi scopriamo gli uccelli degli stagni

testo e foto di Roberto Meloni


Alla vita nel canneto si sono adattate molte specie di uccelli acquatici, spesso non abilissime nel volo, ma capaci di arrampicarsi e muoversi con estrema perizia e velocità nell'intricata vegetazione palustre delle zone umide sarde. Ci inoltriamo in questi ambienti particolari per conoscerne alcune, tra le quali il raro e bellissimo pollo sultano.

img Il canneto si riflette, giallo, sull'immobile superficie dello stagno. È un fitto intreccio di canne che dovranno attendere la fine della primavera per rinnovarsi con la crescita di nuovi verdissimi germogli. Appare come una muraglia impenetrabile, un groviglio colonnare proteso con inutile slancio verso il cielo. In basso poi, laddove il canneto affonda le sue radici nell'acqua, è il caos più totale: le vecchie canne, corrose alla base o abbattute dal vento, precipitando dall'alto, si sono accumulate disordinatamente, le une sulle altre, intrecciandosi e sovrapponendosi al letto marcescente di detriti vegetali, cimitero delle canne che qualche stagione prima pennellavano di riflessi dorati le acque dello stagno.

img Quali segreti nasconde quella cortina di canne? Solo se presti attenzione puoi udire un fruscio, un leggero schianto, frutto di movimenti sicuri e furtivi. Puoi cogliere una voce, un verso trillante, un brontolio o una rauca risata. Sono gli inquilini del canneto, gli uccelli che hanno trovato in questo ambiente tanto particolare le condizioni ottimali per vivere, metter su casa e allevare i loro piccoli. Si muovono tra le canne con grande perizia, nascondendosi ai nemici naturali e all'uomo. Alcuni sono particolarmente diffidenti ed escono dal folto della vegetazione solo all'alba e al tramonto, quando le possibilità di essere notati si riducono notevolmente.

img Sono uccelli che impiegano ben poco le ali. Molti non ne hanno granché bisogno: zampe robuste e dotate di lunghissime dita permettono loro di arrampicarsi, di correre, e filtrare attraverso la barriera di canne, mettendosi al sicuro senza troppa fatica. Solo disponendo di un po' di pazienza e osservando con un buon binocolo da debita distanza, possiamo sperare di vederli e riconoscerli.

I canneti delle zone umide sarde ospitano comunemente la gallinella d'acqua, dalle zampe verdognole, dorso bruno e becco rosso con apice giallo. Non è raro vederla mentre si aggira ai bordi della vegetazione in cerca di cibo. Molto meno comuni e più elusivi, ma anche difficili da osservare a causa delle loro abitudini crepuscolari, sono il porciglione e le schiribille, altri piccoli Rallidi che raramente si avventurano fuori dal sicuro riparo del canneto. Il loro piumaggio ha colori mimetici e solo il becco, in alcune specie di color rosso corallo, ne tradisce la presenza quando vengono allo scoperto.

img Riesce pertanto arduo capire quali principi evolutivi abbia seguito una specie particolarissima, il cui "abito" appare decisamente eccentrico non solo rispetto a quello dei Rallidi suoi stretti parenti, ma anche degli altri uccelli che si sono adattati a vivere nel folto del canneto. Spesso, prima ancora di mettersi in mostra, il pollo sultano si annuncia con un sonoro richiamo nasale, quasi uno squillo di tromba, ripetuto più volte e con intensità crescente. Poi lo vedi affacciarsi tra le canne e venire avanti, poggiando delicatamente i suoi piedoni spropositati. Non si può non rimanere affascinati da questo uccello, grande come una gallina, che sembra il frutto della fantasia bizzarra di qualche disegnatore. img I riflessi metallici del piumaggio blu e il sottocoda candido, l'acceso rosso delle zampe e del becco, sormontato da una vistosa placca: l'accostamento dei colori e i toni sgargianti della sua livrea sembrano quasi studiati per renderlo il più appariscente possibile in quell'ambiente uniforme. Ma la sorpresa maggiore è forse costituita dal modo in cui mangia: dopo aver staccato con il becco un germoglio di canna, lo afferra tra le lunghissime dita di una zampa e comincia a smozzicare il boccone servendosi del piede come se fosse una mano. È lui il signore del canneto, per questo forse non ha bisogno di colori mimetici. L'agilità, la mole e il robusto becco lo rendono meno appetibile, come preda, rispetto agli altri uccelli acquatici che dividono con lui l'intrico di canne e tife dei nostri stagni. Così anche un predatore come il falco di palude, che sorvola il canneto planando a bassa quota, si guarderà il più delle volte dal rivolgergli le sue attenzioni. Preferirà girare ancora, alla ricerca di una giovane gallinella d'acqua o di una folaga in precarie condizioni di salute.

img In acqua, alla base del canneto, può fare capolino anche il tuffetto, un simpatico uccello dal piumaggio soffice ed estremamente impermeabile. Praticamente sprovvisto di coda e dotato di ali piuttosto corte, il tuffetto è soprattutto un abile pescatore in apnea. Anche il nome gli deriva dalla frequenza delle sue immersioni, nel corso delle quali cattura piccole prede, come pesciolini e larve di insetti. Durante il periodo della nidificazione costruisce un nido galleggiante, ancorato alla vegetazione, che difende con insospettabile determinazione da tutti gli intrusi, compresi gli uccelli più grossi e robusti.

Se poi vi capitasse di notare una strana "canna" che ondeggia al vento con movenze flessuose, dotata di due occhi e di un becco appuntito rivolto al cielo , si tratterebbe sicuramente di un tarabusino, un piccolo airone che delle canne ha preso, oltre al colore, anche il portamento. le sue capacità mimetiche sono davvero impressionanti e lui è talmente convinto di essere invisibile che a volte si lascia avvicinare a breve distanza, continuando imperterrito a far ondeggiare lateralmente il lungo collo.

img Chi non ha invece il problema di doversi cammuffare è il martin pescatore, variopinta freccia alata, che ha nelle doti di tuffatore le sue armi vincenti. Avvistata dall'alto la preda, si getta a capofitto nell'acqua, infrangendola con uno spruzzo, e immediatamente dopo è in cima a una canna con un pesciolino argenteo che si dibatte nel suo becco. È qui solo di passaggio e le canne per lui non sono altro che un comodo posatoio per riposare e tendere gli agguati.

Quando il canneto ha cominciato a tingersi del verde dei nuovi germogli, gran parte dei migratori alati presenti nello stagno sono ripartiti verso il nord. Ma molti uccelli del canneto non hanno abbandonato la loro dimora; le covate sono state deposte all'interno di solidi nidi, posti a pelo d'acqua o sospesi tra le canne. Anche la femmina del germano reale è in cova. Sa che i suoi piccoli, come quelli della gallinella, del pollo sultano e del tuffetto , o quelli del tarabusino che nasceranno di lì a poco, potranno contare sulla fitta copertura delle canne per superare, al riparo da molti predatori, la fase più delicata della loro esistenza.

img Il canneto è costituito da specie appartenenti ai generi Phragmites e Typha, che si riproducono attraverso rizomi soprattutto ai bordi delle aree umide, in acque dolci e poco profonde. Si sviluppa con particolare rapidità laddove sussistono condizioni di forte eutrofizzazione, dove cioè è particolarmente abbondante la presenza di nutrienti (fosforo e azoto), immessi nelle acque attraverso gli scarichi urbani. In alcune situazioni il canneto può svilupparsi tanto da diventare infestante e provocare l'interramento degli specchi d'acqua. Esso è in ogni caso un ambiente prezioso e ricco di vita, un habitat insostituibile per numerosissime specie di Passeriformi e uccelli acquatici. Nei canneti delle zone umide sarde nidificano o hanno nidificato in passato alcune specie di uccelli particolarmente rare e protette quali il mignattaio (Plegadis falcinellus), il tarabuso (Botaurus stellaris), la sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), la moretta tabaccata (Aythya nyroca), il falco di palude (Circus aeruginosus), e il pollo sultano (Porphyrio porphyrio). Sempre in un canneto sardo, nel 1985, si è avuta la prima nidificazione in Italia dell'airone guardabuoi (Bubulcus ibis).


English Version