Il canneto si riflette, giallo, sull'immobile superficie dello
stagno. È un fitto intreccio di canne che dovranno attendere la
fine della primavera per rinnovarsi con la crescita di nuovi
verdissimi germogli.
Appare come una muraglia impenetrabile, un groviglio colonnare
proteso con inutile slancio verso il cielo. In basso poi, laddove
il canneto affonda le sue radici nell'acqua, è il caos più
totale: le vecchie canne, corrose alla base o abbattute dal
vento, precipitando dall'alto, si sono accumulate
disordinatamente, le une sulle altre, intrecciandosi e
sovrapponendosi al letto marcescente di detriti vegetali,
cimitero delle canne che qualche stagione prima pennellavano di
riflessi dorati le acque dello stagno.
Quali segreti nasconde quella cortina di canne? Solo se presti
attenzione puoi udire un fruscio, un leggero schianto, frutto di
movimenti sicuri e furtivi. Puoi cogliere una voce, un verso
trillante, un brontolio o una rauca risata. Sono gli inquilini
del canneto, gli uccelli che hanno trovato in questo ambiente
tanto particolare le condizioni ottimali per vivere, metter su
casa e allevare i loro piccoli. Si muovono tra le canne con
grande perizia, nascondendosi ai nemici naturali e all'uomo.
Alcuni sono particolarmente diffidenti ed escono dal folto della
vegetazione solo all'alba e al tramonto, quando le possibilità di
essere notati si riducono notevolmente.
Sono uccelli che impiegano ben poco le ali. Molti non ne hanno
granché bisogno: zampe robuste e dotate di lunghissime dita
permettono loro di arrampicarsi, di correre, e filtrare
attraverso la barriera di canne, mettendosi al sicuro senza
troppa fatica. Solo disponendo di un po' di pazienza e osservando
con un buon binocolo da debita distanza, possiamo sperare di
vederli e riconoscerli.
I canneti delle zone umide sarde ospitano comunemente la gallinella d'acqua, dalle zampe verdognole, dorso bruno e becco rosso con apice giallo. Non è raro vederla mentre si aggira ai bordi della vegetazione in cerca di cibo. Molto meno comuni e più elusivi, ma anche difficili da osservare a causa delle loro abitudini crepuscolari, sono il porciglione e le schiribille, altri piccoli Rallidi che raramente si avventurano fuori dal sicuro riparo del canneto. Il loro piumaggio ha colori mimetici e solo il becco, in alcune specie di color rosso corallo, ne tradisce la presenza quando vengono allo scoperto.
Riesce pertanto arduo capire quali principi evolutivi abbia
seguito una specie particolarissima, il cui "abito" appare
decisamente eccentrico non solo rispetto a quello dei Rallidi
suoi stretti parenti, ma anche degli altri uccelli che si sono
adattati a vivere nel folto del canneto. Spesso, prima ancora di
mettersi in mostra, il pollo sultano si annuncia con un sonoro
richiamo nasale, quasi uno squillo di tromba, ripetuto più volte
e con intensità crescente. Poi lo vedi affacciarsi tra le canne e
venire avanti, poggiando delicatamente i suoi piedoni
spropositati. Non si può non rimanere affascinati da questo
uccello, grande come una gallina, che sembra il frutto della
fantasia bizzarra di qualche disegnatore.
I riflessi metallici del piumaggio blu e il sottocoda candido,
l'acceso rosso delle zampe e del becco, sormontato da una vistosa
placca: l'accostamento dei colori e i toni sgargianti della sua livrea
sembrano quasi studiati per renderlo il più appariscente
possibile in quell'ambiente uniforme. Ma la sorpresa maggiore è
forse costituita dal modo in cui mangia: dopo aver staccato con il
becco un germoglio di canna, lo afferra tra le lunghissime dita di una
zampa e comincia a smozzicare il boccone servendosi del piede come se
fosse una mano. È lui il signore del canneto, per questo forse
non ha bisogno di colori mimetici. L'agilità, la mole e il
robusto becco lo rendono meno appetibile, come preda, rispetto agli
altri uccelli acquatici che dividono con lui l'intrico di canne e tife
dei nostri stagni. Così anche un predatore come il falco di
palude, che sorvola il canneto planando a bassa quota, si
guarderà il più delle volte dal rivolgergli le sue
attenzioni. Preferirà girare ancora, alla ricerca di una
giovane gallinella d'acqua o di una folaga in precarie condizioni di
salute.
In acqua, alla base del canneto, può fare capolino anche il
tuffetto, un simpatico uccello dal piumaggio soffice ed
estremamente impermeabile. Praticamente sprovvisto di coda e
dotato di ali piuttosto corte, il tuffetto è soprattutto un
abile pescatore in apnea. Anche il nome gli deriva dalla
frequenza delle sue immersioni, nel corso delle quali cattura
piccole prede, come pesciolini e larve di insetti. Durante il
periodo della nidificazione costruisce un nido galleggiante,
ancorato alla vegetazione, che difende con insospettabile
determinazione da tutti gli intrusi, compresi gli uccelli più
grossi e robusti.
Se poi vi capitasse di notare una strana "canna" che ondeggia al vento con movenze flessuose, dotata di due occhi e di un becco appuntito rivolto al cielo , si tratterebbe sicuramente di un tarabusino, un piccolo airone che delle canne ha preso, oltre al colore, anche il portamento. le sue capacità mimetiche sono davvero impressionanti e lui è talmente convinto di essere invisibile che a volte si lascia avvicinare a breve distanza, continuando imperterrito a far ondeggiare lateralmente il lungo collo.
Chi non ha invece il problema di doversi cammuffare è il martin
pescatore, variopinta freccia alata, che ha nelle doti di
tuffatore le sue armi vincenti. Avvistata dall'alto la preda, si
getta a capofitto nell'acqua, infrangendola con uno spruzzo, e
immediatamente dopo è in cima a una canna con un pesciolino
argenteo che si dibatte nel suo becco. È qui solo di passaggio e
le canne per lui non sono altro che un comodo posatoio per
riposare e tendere gli agguati.
Quando il canneto ha cominciato a tingersi del verde dei nuovi germogli, gran parte dei migratori alati presenti nello stagno sono ripartiti verso il nord. Ma molti uccelli del canneto non hanno abbandonato la loro dimora; le covate sono state deposte all'interno di solidi nidi, posti a pelo d'acqua o sospesi tra le canne. Anche la femmina del germano reale è in cova. Sa che i suoi piccoli, come quelli della gallinella, del pollo sultano e del tuffetto , o quelli del tarabusino che nasceranno di lì a poco, potranno contare sulla fitta copertura delle canne per superare, al riparo da molti predatori, la fase più delicata della loro esistenza.
Il canneto è costituito da specie appartenenti ai generi
Phragmites e Typha, che si riproducono attraverso rizomi
soprattutto ai bordi delle aree umide, in acque dolci e poco
profonde. Si sviluppa con particolare rapidità laddove sussistono
condizioni di forte eutrofizzazione, dove cioè è particolarmente
abbondante la presenza di nutrienti (fosforo e azoto), immessi
nelle acque attraverso gli scarichi urbani. In alcune situazioni
il canneto può svilupparsi tanto da diventare infestante e
provocare l'interramento degli specchi d'acqua. Esso è in ogni
caso un ambiente prezioso e ricco di vita, un habitat
insostituibile per numerosissime specie di Passeriformi e uccelli
acquatici. Nei canneti delle zone umide sarde nidificano o hanno
nidificato in passato alcune specie di uccelli particolarmente
rare e protette quali il mignattaio (Plegadis falcinellus), il
tarabuso (Botaurus stellaris), la sgarza ciuffetto (Ardeola
ralloides), la moretta tabaccata (Aythya nyroca), il falco di
palude (Circus aeruginosus), e il pollo sultano (Porphyrio
porphyrio). Sempre in un canneto sardo, nel 1985, si è avuta la
prima nidificazione in Italia dell'airone guardabuoi (Bubulcus
ibis).