AMBIENTE

Le attinie, i falsi fiori del mare

di Milvia Petta



img img Nell'osservare i loro tentacoli che fluttuano lievi assecondando il moto ondoso, si stenta a credere che questi singolari organismi appartengano al regno animale. Il loro aspetto simile a splendidi fiori, tanto da meritare l'appellativo di Anemoni di mare, nonché la loro organizzazione anatomica piuttosto primitiva ha infatti, fino ad un passato relativamente recente, tratto in inganno piú d'uno studioso, cosí da far includere gli attiniari fra i vegetali. In seguito Linneo, considerandoli esseri intermedi li classificó come zoofiti (animali-piante).


img img Fortunatamente ci pensó Leuckart, verso la metá del secolo scorso, a dar loro la giusta identitá accertandone la natura animale. Animali che, a dispetto delle loro sembianze eleganti ed innocue, sono carnivori e, in alcuni casi, predatori attivi. Gli attiniari sono distribuiti in tutti i mari, ma le specie piú numerose, belle e colorate si trovano nei mari tropicali. Generalmente sono animali bentonici, ovvero legati al fondo marino, dove si rinvengono attaccati, tramite un piede fornito di disco adesivo, a rocce, sassi e conchiglie; alcune specie hanno l'estremitá inferiore conformata diversamente in modo da potersi ancorare sulla sabbia, rare sono, infine, le forme che conducono vita pelagica.


img Le attinie del Mediterraneo variano come dimensioni da pochi millimetri ai circa 20 centimetri dell'Anemonia sulcata, misure lillipuziane se paragonate a un'anemone di mare australiana del genere Stoichactis che puó superare 1 metro di diametro!


img Stupefacente è la loro estrema semplicitá strutturale; il sostegno del loro corpo cilindrico è assicurato da una sostanza gelatinosa (mesoglea), molto ricca d'acqua, interposta tra le due pareti del "cilindro", mentre l'estremitá superiore presenta un disco boccale circondato da una corona di tentacoli urticanti con funzione di difesa e di offesa. Al centro del disco boccale si apre la bocca che immette in un'unica cavitá (celenteron), provvista di setti, attraverso la quale avviene sia la digestione del cibo che l'eliminazione dei prodotti di rifiuto. Quando una preda (che puó essere costituita da un piccolo crostaceo, un verme o un pesciolino) giunge in prossimitá di un'attinia, viene avviluppata dai tentacoli; questi ultimi, provvisti di cellule specializzate (cnidoblasti) contengono una sostanza altamente tossica che puó essere iniettata nel corpo della vittima per mezzo di strutture particolari chiamate cnidocisti. Tale sostanza è in grado di provocare la paralisi e la morte. della sfortunata preda.


img img Sicuramente molti di noi hanno sperimentato sulla propria pelle gli effetti urticanti prodotti da un contatto casuale con questi animali! Singolare è il rapporto che lega diverse specie di attinie con vegetali o con altri organismi animali. Alcuni anemoni di mare vivono, infatti, in simbiosi mutualistica (ovvero con reciproco vantaggio) con alghe unicellulari del genere zooxantella scambiandosi sostanze nutritive. In altri casi pesci appartenenti al genere amphiprion, approfittando del fatto d'essere immuni alle sostanze urticanti, si rifugiano fra i tentacoli di determinate attinie per sfuggire ai loro nemici naturali. Ma la simbiosi mutualistica forse a noi piú nota è quella che lega crostacei come l'Eupagurus bernhardus, il Pagurus arrosor o il Paguristes oculatus con l'attinia Calliactis parasitica, la quale, con i suoi tentacoli urticanti, assicura loro protezione da eventuali predatori, traendo vantaggio dagli spostamenti dei paguri che, in tal modo, accrescono le sue opportunitá di reperire cibo.


img A pensarci bene, certo stupisce che animali cosí primitivi e costituiti per la maggior parte d'acqua (il loro corpo ne contiene piú del 95%), possano avere una vita di relazione, sotto certi aspetti, abbastanza complessa e un cosí efficiente adattamento all'ambiente.



Scheda zoologica:
	PHYLUM - Celenterati
	CLASSE - Antozoi
	ORDINE - Attiniari


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