Nell'osservare i loro tentacoli che fluttuano lievi assecondando il
moto ondoso, si stenta a credere che questi singolari organismi
appartengano al regno animale. Il loro aspetto simile a splendidi
fiori, tanto da meritare l'appellativo di Anemoni di mare,
nonché la loro organizzazione anatomica piuttosto primitiva ha
infatti, fino ad un passato relativamente recente, tratto in inganno
piú d'uno studioso, cosí da far includere gli attiniari
fra i vegetali. In seguito Linneo, considerandoli esseri intermedi li
classificó come zoofiti (animali-piante).
Fortunatamente ci pensó Leuckart, verso la metá del secolo
scorso, a dar loro la giusta identitá accertandone la natura
animale. Animali che, a dispetto delle loro sembianze eleganti ed
innocue, sono carnivori e, in alcuni casi, predatori attivi. Gli
attiniari sono distribuiti in tutti i mari, ma le specie piú
numerose, belle e colorate si trovano nei mari tropicali. Generalmente
sono animali bentonici, ovvero legati al fondo marino, dove si
rinvengono attaccati, tramite un piede fornito di disco adesivo, a
rocce, sassi e conchiglie; alcune specie hanno l'estremitá
inferiore conformata diversamente in modo da potersi ancorare sulla
sabbia, rare sono, infine, le forme che conducono vita pelagica.
Le attinie del Mediterraneo variano come dimensioni da pochi
millimetri ai circa 20 centimetri dell'Anemonia sulcata, misure
lillipuziane se paragonate a un'anemone di mare australiana del genere
Stoichactis che puó superare 1 metro di diametro!
Stupefacente è la loro estrema semplicitá strutturale; il
sostegno del loro corpo cilindrico è assicurato da una sostanza
gelatinosa (mesoglea), molto ricca d'acqua, interposta tra le due
pareti del "cilindro", mentre l'estremitá superiore presenta un
disco boccale circondato da una corona di tentacoli urticanti con
funzione di difesa e di offesa. Al centro del disco boccale si apre la
bocca che immette in un'unica cavitá (celenteron), provvista di
setti, attraverso la quale avviene sia la digestione del cibo che
l'eliminazione dei prodotti di rifiuto. Quando una preda (che
puó essere costituita da un piccolo crostaceo, un verme o un
pesciolino) giunge in prossimitá di un'attinia, viene
avviluppata dai tentacoli; questi ultimi, provvisti di cellule
specializzate (cnidoblasti) contengono una sostanza altamente tossica
che puó essere iniettata nel corpo della vittima per mezzo di
strutture particolari chiamate cnidocisti. Tale sostanza è in
grado di provocare la paralisi e la morte. della sfortunata preda.
Sicuramente molti di noi hanno sperimentato sulla propria pelle gli
effetti urticanti prodotti da un contatto casuale con questi animali!
Singolare è il rapporto che lega diverse specie di attinie con
vegetali o con altri organismi animali. Alcuni anemoni di mare vivono,
infatti, in simbiosi mutualistica (ovvero con reciproco vantaggio) con
alghe unicellulari del genere zooxantella scambiandosi sostanze
nutritive. In altri casi pesci appartenenti al genere amphiprion,
approfittando del fatto d'essere immuni alle sostanze urticanti, si
rifugiano fra i tentacoli di determinate attinie per sfuggire ai loro
nemici naturali. Ma la simbiosi mutualistica forse a noi piú
nota è quella che lega crostacei come l'Eupagurus bernhardus, il
Pagurus arrosor o il Paguristes oculatus con l'attinia Calliactis
parasitica, la quale, con i suoi tentacoli urticanti, assicura loro
protezione da eventuali predatori, traendo vantaggio dagli spostamenti
dei paguri che, in tal modo, accrescono le sue opportunitá di
reperire cibo.
A pensarci bene, certo stupisce che animali cosí primitivi e
costituiti per la maggior parte d'acqua (il loro corpo ne contiene
piú del 95%), possano avere una vita di relazione, sotto certi
aspetti, abbastanza complessa e un cosí efficiente adattamento
all'ambiente.
PHYLUM - Celenterati CLASSE - Antozoi ORDINE - Attiniari