La nostra isola, per certi aspetti tanto avara nell'assecondare le
aspettative della sua gente, non ha certamente lesinato soddisfazioni
a chi ha ricercato in essa risposte ai tanti quesiti che la sua lunga
storia da sempre propone. Eppure sino a pochi decenni fa pareva
proprio che la storia della Sardegna, in particolare per ciò
che concerne la presenza dell'uomo nelle età più
antiche, non fosse poi tanto lunga: infatti in una delle regioni
geologicamente più antiche del Mediterraneo, non si trovava
corrispondenza in fatto di antichità di insediamenti umani.
Risale circa alla metà degli anni '50 (1956 per la precisione)
la scoperta in una grotta dell'isolotto di S. Stefano, presso la
Maddalena, di un insediamento databile al IV millennio a.C.: tale
datazione fu per diverso tempo considerata l'inizio della presenza
umana in Sardegna. Le ricerche sviluppatesi negli anni successivi in tutto il territorio dell'isola, portarono ad una definizione sempre più accurata della preistoria sarda, spostando dal Neolitico Medio al Neolitico Antico fino al Mesolitico l'origine degli insediamenti umani. Le scoperte del riparo di Su Carroppu, presso Carbonia (1972), della grotta di Filiestru e della grotta verde di Alghero (1979), ma soprattutto della grotta di Corbeddu, nel territorio di Oliena, che ha restituito elementi di cultura materiale attribuibili al Paleolitico, hanno fornito l'esatta dimensione dell'antichità della Sardegna, confermata dai materiali , risalenti al Paleolitico inferiore, rinvenuti nei primi anni '80 nel territorio di Perfugas: l'uomo in Sardegna è comparso circa 150.000 anni prima di Cristo, se non si tiene conto della scoperta di Fiume Santo..
Se questi dati rivestono una straordinaria importanza ai fini dell'indagine archeologica e dell'impatto emozionale, è anche vero che da molto tempo aspetti della storia sarda, più vicini a noi cronologicamente, sono stati ben focalizzati da importanti ricerche: i diversi aspetti della cultura di Ozieri (1914-1949) del Neolitico recente, i vari strati, riferibili all'età Eneolitica, il cui epilogo è segnato in Sardegna, come nel resto d'Europa, dalla cultura del vaso campaniforme. L'inizio dell'età del Bronzo segna anche l'inizio di quel particolare aspetto della storia della Sardegna che maggiormente ha condizionato l'immaginario collettivo nell'identificazione dell'isola con un simbolo: quello del nuraghe. Sarebbe lunghissimo elencare tutti gli scavi che hanno contribuito a delineare il quadro, quale ora noi conosciamo, dell'età del Bronzo e del Ferro in Sardegna (1800 a.C.- 238 a.C.).
Senz'altro il complesso nuragico di Barumini è quello su cui sinora sono state portate avanti ricerche metodiche da circa mezzo secolo: dalla prima segnalazione dell'Angius (1834), al primo vero scavo (1940), agli ultimi interventi che sono stati effettuati proprio in questi anni. Ma molti altri riti nuragici hanno fornito agli studiosi una miriada di notizie, talune di straordinario interesse per le conseguenze che ne deerivano. A tale proposito vale la pena citare la prima scoperta avvenuta in Sardegna, presso il nuraghe Antigori di Sarroch nel 1980, di frammenti di ceramica micenea che, raffrontati con precedenti e successive scoperte di materiale di provenienza orientale, meglio hanno delineato l'intreccio dei traffici mercantili nel Mediterraneo ed il ruolo della Sardegna nel loro ambito.
Nel periodo durante il quale raggiungeva il suo apice culturale, artistico ed architettonico la civiltà nuragica, un elemento esterno metteva radici tanto profonde da essere a buon diritto considerato una delle matrici fondamentali della nostra cultura: l'elemento fenicio-punico. La città di Nora (identificata nel '500 dall'erudito G. Fara e scavata a partire dall'800), la città di Tharros (più volte citata da fonti settecentesche e ottocentesche, annovera tra i suoi cercatori di tesori anche Honorè de Balzac), Sulci (l'odierna S.Antioco), Cagliari e altre, hanno restituito l'immagine di una civiltà la cui grandezza e splendore trovano riscontro nelle vestigia ancora oggi ben visibili. Quasi a voler simboleggiare l'importanza che Fenici e Cartaginesi attribuirono alla nostra isola, rimane la più antica attestazione epigrafica della Sardegna, incisa per sempre nella pietra nella forma << B S R D N >> (" in Sardegna " secondo la lettura di alcuni studiosi): la stele di Nora rinvenuta presso la località di Pula nel 1773.
Il 238 a.C. segna l'inizio del dominio romano che si protrarrà sino alla caduta dell'Impero. Ultimo atto del mondo antico la presenza romana in Sardegna lascerà in Sardegna un'impronta profonda: centri urbani, ville , stazioni militari, statue, ceramiche, ori, mosaici che sono stati rinvenuti a partire dai secoli scorsi fino ai nostri giorni.
Se quanto è stato appena detto in maniera quasi telegrafica, può dare una vaga idea della ricchezza culturale della Sardegna, d'altra parte ravviva la certezza che ancora tanto deve essere fatto e tante sorprese ci si debba attendere dal progresso degli studi.