Ogni volta è la stessa storia. Sembra quasi un rituale. Un appuntamento fisso davvero irrinunciabile. Ormai non è più un semplice passatempo. È una vera e sana passione che ti divora e che ti spinge, nonostante i non trascurabili sacrifici, a scendere sott'acqua, in mezzo al silenzio ed alla vita. Così terminati gli impegni di lavoro, programmo la solita uscita in mare. Un giro di telefonate e via. Il gruppo di amici per l'immersione, una delle tante nel mare della Sardegna, un mare che regala ancora tante emozioni, è pronto. Adesso, programmato tutto, la prima cosa da fare è verificare che tutta l'attrezzatura sia in perfetto stato di efficienza. Niente deve essere infatti trascurato e lasciato al caso. Tutto deve essere preparato con attenzione con un delicato lavoro di manutenzione dell'attrezzatura fotografica. Obbiettivi, flash, lampade, corpo macchina, custodia stagna ed altro. Tanta roba, forse troppa, ma non abbastanza per dissuadermi ad immergermi in un mondo meraviglioso.
Il posto prescelto per l'immersione è vicino a Capo Ferrato a Muravera, lungo la costa sud occidentale della Sardegna. Grazie all'inseparabile gommone raggiungiamo in breve tempo la secca delle Cicale. Altri inevitabili minuti di preparativi e siamo finalmente in acqua. Lo scenario della costa è unico, selvaggio. Rocce levigate dal vento e dal mare che a volte assumono forme dantesche.
La secca delle Cicale è una zona particolarmente ricca per chi vuole fare delle buone fotografie subacquee. Massi enormi che salgono dal fondale. Da 42 metri di profondità sino ad appena un metro dal pelo dell'acqua. Tutto intorno è un susseguirsi di grossi scogli che formano un teatro bellissimo. Spugne di vari colori, nudibranchi, margheritine di mare, gorgonie gialle, rosse e le bellissime spugne ad orecchie di elefante, con una moltitudine di piccoli pesci tutto attorno. Un ottimo primo piano. Il tempo però passa inesorabile. In mare e soprattutto sott'acqua si perde spesso la cognizione del tempo. Il rullino è terminato e dopo aver controllato i manometri e gli indicatori, decidiamo di risalire in superficie.
Una volta in barca, tra amici, ci raccontiamo quello che abbiamo visto e fotografato, con l'entusiasmo di chi fa finta di non aver mai questi scenari. Il rientro è purtroppo d'obbligo e a malincuore ci dirigiamo verso terra. Quanti sacrifici si fanno per scattare un rullino e commentare le immagini. Ma questo fa parte del gioco. I risultati ci ripagano delle fatiche, pensando anche che fare della fotografia subacquea è sicuramente educativo, istruttivo e divulgativo perché si rispetta l'ambiente, si impara a conoscere ciò che si fotografa e si mostra agli altri tutto quello che vive in fondo al mare.
Anche se il francese Louis Boutan viene considerato il primo fotosub della storia, sarà opportuno ricordare che la data fatidica dell'invenzione della fotografia sottomarina, risale al 1855, per opera di un geniale inventore, Wilhelm Bauer, caporale della cavalleria bavarese. Inventore di un sottomarino, fotografò o meglio tentò di fotografare, attraverso i suoi oblò l'ambiente circostante. Anche un italiano ci prova nel 1871: un certo Toselli, a 80 metri di profondità nel mare di Napoli. I risultati sono comprensibilmente pessimi e bisogna aspettare sino al 1893 quando il francese Louis Boutan, utilizzando una fotocamera utilizzata dai detectives di Scotland Yard, a fuoco fisso e con lastre 9 X 12, riuscì a costruirsi una custodia stagna in rame munita di 3 oblò. Lo stesso Boutan venne incaricato successivamente da un industria ottica francese di sviluppare la macchina.